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martedì 13 luglio 2010

L'Accoglienza, Chinatown e i Pratesi

Siamo d'accordo.
Non posso non essere d'accordo sulle linee di dottrina sociale e sulle indicazioni evangeliche contenute nel documento -bellissimo- della Diocesi di Prato sull'immigrazione.
Ma sono anche assolutamente convinto che il vero problema, almeno a Prato, non sia questo.

Da decenni a Prato l'immigrazione è vissuta come un fatto normalissimo.

Ad eccezione dei primi anni cinquanta, quando la popolazione era ancora legata a pregiudizi di ogni genere, non possiamo dire che a Prato il fenomeno dell'immigrazione abbia registrato casi di intolleranza o di pregiudizio.

Da cinquant'anni la cittadinanza pratese è multietnica.

I problemi di Prato oggi sono ben diversi da quelli evocati nel documento, e poco o nulla hanno a che fare con la dottrina dell'accoglienza. Sono problemi di criminalità. Una criminalità locale che si somma, e che a volte s'intreccia, con quella di parte della popolazione immigrata.

Per essere chiaro, e con tutto il rispetto, l'accoglienza, a mio parere, non c'entra un fico secco con i problemi che la città ha di fronte a sé oggi.

Oggi a Prato è vera e propria emergenza.
Quando sarà fatta pulizia della criminalità locale e d'importazione, ma solo allora, sarà possibile affrontare -e ritengo che non sarà un problema, tutto il discorso sotto un profilo che renda possibile ogni sviluppo in senso positivo. Ma sino al giorno in cui le bande di malfattori, lenoni, trafficanti di droga, strozzini, evasori totali d'ogni tassa, affittacamere senza scrupoli, immobiliaristi disonesti, capimafia cinesi e non, pratesi e non, continueranno a spadroneggiare indisturbati nel territorio, parlare di accoglienza equivarrà inevitabilmente a parlare di connivenza e complicità.

Occorre oggi essere inflessibili e rigorosi.

Non si tratta di giustizialismo, ma di giustizia. E la giustizia, mi preme sottolinearlo in questo contesto, è una delle quattro virtù cardinali che, insieme con la fortezza, la temperanza e prudenza, formano l'ossatura etico-morale di ogni persona perbene, cristiana o no.

"Icché c'entr'icculo..."

Mi torna a mente un vecchio apologo, che circolava nella piana quando ero ancora un bambino. Una volta c'era l'usanza, specie nelle chiese di campagna, di celebrare le cosiddette "quarant'ore". Le "quarant'ore" erano un ciclo di conferenze, o piuttosto di prediche, fatte generalmente da un frate (cappuccino, conventuale, domenicano etc.) che veniva da fuori, su invito del pievano. Qualcuno di questi frati "vagantes" era un po' troppo, come si dice dalle nostri parti, "svelto", e capitava talora che allungasse un po' troppo le mani sulle rotondità di qualche sposa campagnola bene in carne. Orbene si narra che una di queste spose, fatta oggetto di tali attenzioni un po' troppo laiche e audaci da parte del religioso, si rivolgesse inviperita al frate dicendogli "scusi eh, ma icché c'entr'icculo con le quarant'ore?". Adesso possiamo dire che c'entra proprio quanto c'entra la cultura dell'accoglienza con i problemi attuali dell'immigrazione a Prato...

Forse varrebbe la pena...

Forse varrebbe la pena, da cattolici, di cercare di condividere il dramma di quanti, pratesi e immigrati, patiscono le conseguenze della gestione di questo fenomeno che sino ad oggi è stata, a dir poco, scellerata. E per farlo seriamente bisogna "incarnarsi" nel problema, come ha fatto nostro Signore, e non continuare a vederlo come se fosse un fatto esterno. I cattolici, specie le associazioni come la Caritas e la San Vincenzo, solo per citare le prime due che mi vengono in mente, già hanno fatto e stanno facendo tanto per rendere più sopportabile le pene degli immigrati. Adesso che il Comune di Prato sta cercando di rendere meno insopportabile la vita dei pratesi che vogliamo fare, mettere i bastoni fra le ruote? Questo, davvero, mi par proprio poco cristiano...
Giacomo Fiaschi

giovedì 11 marzo 2010

Giovani Industriali pratesi aperti alla reciproca conoscenza

Non credo che sia un caso che dai Giovani Industriali pretsi esca pubblicamente, invocando il desiderio di reciproca conoscenza con la realtà cinese, specie dei loro coetanei imprenditori.
Da plaudire, inoltre, la concreta volontà di andare oltre ai luogi comuni verso la reale comprensione del fenomeno cinesi, di cui tutti parlano ma che pochi conoscono veramente le dinamiche che girano attorno a quel mondo, assai più complesso di quento si possa immaginare e di quanto i nostri stereotipi locali di riferimento, possono indurci a credere.
Francesco Querci


da "IL TIRRENO" di oggi

mercoledì 20 gennaio 2010

Le “regole” di Marini? secondo la sinistra-rosso-verde

Riceviamo e pubblichiamo:

Nosi: “Il presidente dell’Unione Industriali si esibisce in una fantasiosa ricostruzione storica, che non sta né in cielo né in terra!”0

“Il presidente dell’Unione Industriali si esibisce in una fantasiosa ricostruzione storica, che non sta né in cielo né in terra!” Queste le parole di Lanfranco Nosi, tra gli animatori di Sinistra RossoVerde ed ex candidato alla presidenza della Provincia, a seguito delle dichiarazioni rilasciate dal presidente dell’UIP Marini a Il Tirreno.
“Sostenere che quarant’anni fa il ‘pratese operava in un mercato dove le leggi erano uguali per tutti’ è veramente una cosa al limite del ridicolo. Capiamo che si tratta di difendere la ‘categoria’, ma Marini farebbe bene a rileggersi le parole di don Lorenzo Milani sulla condizione di tanti pratesi sfruttati dai loro concittadini!”

"Una marea senza nome e persino senza peso nelle statistiche perché lavora senza libretto. E chi lavora senza libretto non compare negli incartamenti dei grandi e neanche sarà contato dalle macchine che stan strizzando il sugo del censimento del '51. Gente che non esiste, eppure vive e soffre e si ammala e mangia e prende moglie e fa figlioli e s'infortuna e tutto questo senza assicurazione, senza contratto, senza difesa. In una parola: schiava come ai tempi di Nerone, gente senza diritti." Don Lorenzo Milani (Esperienze Pastorali, 1957)

“Vorremmo invitare il presidente degli Industriali pratesi anche a rileggersi le cronache delle lotte sindacali dell’immediato dopoguerra, quando gli operai in sciopero riempivano piazza Duomo per manifestare contro le condizioni di lavoro e salariali.” continua Nosi. “Altro che ‘leggi uguali per tutti’: lo standard era quello ben definito da don Milani. Quello della gente senza diritti, che oggi coinvolge tanti nostri concittadini cinesi”
“Infatti, il problema dell’illegalità nell’imprenditoria ‘etnica’ esiste, e sarebbe folle negare la realtà, ma alla sua soluzione non servono le ricostruzioni falsamente idilliache di una Prato che non è mai stata. Servono molto di più analisi serie, e soprattutto il rafforzamento degli strumenti di controllo, per le aziende cinesi così come per quelle italiane!”
“E meglio sarebbe” conclude Nosi “che l’Unione Industriali si decidesse a varare un codice etico che vincoli i propri associati ad un corretto rapporto con i terzisti, l’anello più debole del sistema pratese. Così come sarebbe meglio si impegnassero per costruire quell’azione di lobby nei confronti delle istituzioni europee per realizzare una vera certificazione delle filiere, piuttosto che appoggiare l’ennesimo regalo alle grandi marche e alle multinazionali della GDS che viene spacciato come tutela del Made in Italy e che porta la firma anche del deputato Lulli.”
Sinistra RossoVerde Prato

martedì 24 novembre 2009

Console Cinese: cosa vi aspettavate? Ha svolto appieno la propria funzione!

Viene da chiedersi quali fossero l'aspettative nei confronti del (o di un) Console della Repubblica popolare Cinese.

Prima di rispondere a questo, facciamocene un'altra: Chi è il (o un) Console della Repubblica Popolare Cinese? Il Console è il rappresentante di uno stato estero, un burocrate di uno stato comunista che in questa faccenda non entra perchè sistematicamente nel proprio paese violi diritti umani, ma perchè altrettanto sistematicamente applica una politica diretta a favorire l'immigrazione cinese in Italia, con ogni mezzo e con ogni forma.

Escono dalla Cina con i documenti, arrivano in Italia senza. Gli scambi di manodopera sona favoriti (sostituendo i malati con i sani, alla stregua dei pezzi di ricambio di un'autovettura!!), nessun controllo sul traffico di capitali in entrata (verso la Cina) e via dicendo, la lista sarebbe lunga.

Prova definitiva della connivenza del Governo Cinese sta nel rifiuto di adottare qualsivoglia politica diretta a favorire il rientro dei propri concittadini, perseguiti da un provvedimento di espulsione da parte dello Stato, o se risaliamo più a monte, a permettere il loro riconoscimento. Un comportamento che rende totalmente inidoneo anche il C.I.E. (Centro di Espulsione e di Identificazione), per la pratica impossibilità di effettuare un rimpatrio.

Dunque, torniamo dal Console Cinese. Difronte a controlli che tendono a porre un freno ad un fenomeno, caldeggiato e favorito dal proprio governo, cosa c'era da attendersi? Null'altro di quello di cui si è reso attore principale ovvero il difensore della politica del proprio Governo. Ha svolto appieno la propria funzione!

Peccato!. Un'occasione persa. Persa per acquisire da parte della comunità cinese, nel suo esponente più alto, una certa credibilità. Quello che a mio avviso doveva fare il Console doveva concretizzarsi non tanto nell'esercitare un ruolo di difensore dell'illegalità diffusa (e certa!), ma quello di cercare di ottenere un riequilibrio degli interessi in gioco, ovvero il riconoscimento di "maggiori diritti" per chi rispetta le regole, cercando di ottenere misure premianti per coloro che lavorano nella legalità, epuntano ad un loro inserimento nella nostra comunità.
Poteva, quindi, esercitare quel ruolo fondamentale di paladino dei diritti dei cittadini ed imprese cinesi "regolari", imprimendo un forte slancio al processo di integrazione.
Ciò non è avvenuto.
Il "Funzionario" ha agito da "funzionario", rispettoso di un mosdus operandi della casa madre.
Francesco Querci
(Consigliere Provinciale UDC)

sabato 19 settembre 2009

Tavolo del distretto: aperto alle aziende cinesi?

Sicuramente non considero una priorità quella di aprire il Tavolo del Distretto alle aziende dei cittadini cinesi, sebbene ritengo appartenere oramai al passato quello di rifiutare aprioristicamente un sereno confronto sull'utilità, in essere o potenziale, di coinvolgimento delle aziende cinesi presenti sul territorio.
Che ci piaccia oppure no, che sia stato un bene o meno per Prato, il nostro territorio (si faccia un giro al macrolotto) oramai si contraddice di aziende con titolari con gli occhi a mandorla.
All'interno di esse lavorano anche nostri connazionai; gli agenti di commercio sono gli stessi che un tempo servivono solo le ditte italiane. I magazzini (oramai numerosissimi) sono a loro affittati o dagli stessi acquistati.
Insomma, un aparte consistente della "nostra" economia, oramai, gira anche attorno ai cittadini cinesi. e non so quanto possa essere utile a fare emergere il sommerso, continuare ad ignorarle.
La stessa destinazione urbanistica di certe zone (macrolotto zero per esempio), la sua riqualificazione, dipende molto da scelte che dovranno fare i conti inevitabilmente con i cittadini cinesi.
Sappiamo assai bene che questo fenomeno è stato (e purtroppo lo è ancora in buona misura) collegato a quello di una illegalità, sia dal punto di vista di igiene ambientale, dell'immmigrazione clandestina, del lavoro minorile e dell'evasione fiscale.
Questo aspetto, che rimane grave ed idoneo a compromettere i rapporti con il resto della città, non deve assolutamente però farci rimanere su posizioni di retroguardia, che si profilano pericolose (data anche l'attuale crisi generale), così come lo sono state quelle posizioni, troppo spesso viste fino l'altro ieri che tendevano invece a mininizzare il fenomeno cinese (il riferimento alle scorse amministrazioni, specie di quella "Mattei," è evidente).
Oggi il fenomeno è cresciuto, si è radicato e presenta anche aspetti non secondari di collaborazione con i pratesi (è ancora troppo presto per parlare di integrazione).
Attenzione, dunque, a chiudersi a riccio (oggi, questa è una facile tentazione dettata anche dal facile consenso e favor di una parte della città, purtroppo da troppo tempo lasciata sola, a sopportare ciò che di peggio si era prodotto dal forte impatto migratorio cinese.
Si sappia tenere, però, le cose distinti, i rimedi separati, le competenze delineate: insomma ognuno giochi la sua parte, senza trascurare ma anzi collaborando con le altre parti interessate alla "questione cinese".
Legalità e fermezza da una parte, ma anche apertura e lungimiranza dall'altra.
Occorre serrare il dibatto e non cadere in facile polemica.
Buon lavoro a tutti
Francesco Querci
(consigliere provinciale UDC)

mercoledì 16 settembre 2009

vendita di prodotti agricoli in via Pistoiese:1^ sanzione

Polizia municipale Multato un cittadino cinese

Elevata la prima sanzione per il mancato rispetto dell'ordinanza del sindaco sul divieto di vendita di prodotti agricoli in via Pistoiese

comunicato stampa Polizia Municipale del 16 Settembre 2009

"Al venditore abusivo di prodotti agricoli è stata comminata un'ammenda di 5000 euro. Drasticamente ridotta, dopo l'Ordinanza, la presenta di venditori ambulanti di prodotti agricoli nell'area interessataQuesta mattina poco dopo le 10 agenti dell'unità commerciale della Polizia Municipale, durante i controlli sul rispetto dell'ordinanza del Sindaco che vieta la vendita di prodotti agricoli su area pubblica, hanno sorpreso un cittadino cinese, Z.G. di anni 36, residente a Piacenza, mentre offriva in vendita abusivamente prodotti agricoli. Il cittadino cinese aveva organizzato un piccolo mercato, ponendo a terra, in mostra, alcune cassette con verdure, mentre altre erano conservate nell'autocarro, parcheggiato in via Pistoiese nell'area di fronte alla filiale della banca Unicredit. Gli agenti hanno provveduto a sanzionare il venditore abusivo ai sensi delle norme sul commercio (5.000 euro) e a porre la merce sotto sequestro.A seguito dell'ordinanza del sindaco Cenni la presenza dei produttori agricoli nell'intera zona si è drasticamente ridotta e gli episodi di trasgressione risultano sporadici, tanto da far presumere che il nuovo arrivato avesse trovato appetibile l'area proprio perché priva di concorrenza."

lunedì 31 agosto 2009

ginnastica "tai chi", che viene praticata nei giardini di Via Colombo



Apprendo dai quotidiani locali che la ginnastica "tai chi", che viene praticata nei giardini di Via Colombo la mattina da un gruppo molto folto di cittadini di nazionalità per lo più cinese è sgradita alla popolazione, perché crea disturbo alla normale convivenza civile in quanto troppo rumorosa.
Ho letto i vari interventi in merito, e dato che sono il Presidente della Commissione che si interessa appunto degli spazi verdi nella Circoscrizione Centro, ritengo opportuno dare anche il mio punto di vista.
Io parto dal concetto che ogni cittadino che abita nel nostro territorio (Italiano o extra-comunitario) abbia il sacrosanto diritto di usufruire degli spazi pubblici nel rispetto delle regole e della popolazione prospiciente.
A quanto apprendo dai quotidiani, quanto richiesto mi sembra una crociata anti cinese dal sapore totalmente demagogico, dettata dalla esclusiva voglia di escludere i cinesi in quanto tali.
Forse qualcuno ha fatto delle promesse in campagna elettorale e cerca ogni pretesto per attuarle, ma stiamo attenti ai mezzi che usiamo; i cittadini cinesi sono persone, come sono persone i cittadini italiani, non possono essere considerati abitanti di serie B, devono essere trattati nella stessa maniera che vengono trattati i nostri connazionali, questo è un principio fondamentale dettato dalla nostra Costituzione.
A questo punto se ci sono lamentele da parte di alcuni cittadini della zona, verifichiamo l'effettivo disturbo che crea questo gruppo di persone che liberamente e spontaneamente si riunisce per fare un po' di sport (cosa che credo abbia già fatto la Polizia Municipale con esiti del tutto positivi; cioè non avviene alcun azione di disturbo), poi se verrà accertato che già dalla prime ore del mattino (07,00), viene usata musica ad alto volume e si susseguono schiamazzi tali da recare disturbo alla quiete pubblica, allora e solo allora prendiamo provvedimenti del caso.
Inoltre visto che partecipano alle lezioni di ginnastica anche alcuni cittadini italiani, invece di attuare una politica repressiva, perché non farla diventare un'opportunità d'integrazione?
Lo Sport per sua natura unisce, non usiamolo per dividere.
Buona mi sembra comunque l'indicazione del presidente della Circoscrizione Centro, Massimo Taiti, e cioè di posticipare l'apertura alle ore 09,00, ma prima verifichiamo l'effettivo disturbo e poi agiamo.
Il Presidente comunque se ha ricevuto lamentele da parte di molti cittadini bene fa a prendere questo provvedimento, ma per il momento mi limiterei solo a questo.
Non credo proprio ci sia bisogno di un'ordinanza del Sindaco che vieti l'aggregazione di persone che svolgono liberamente un loro diritto sancito dalla Costituzione.
--
Giacomo Sbolgi
UDC

lunedì 13 ottobre 2008

le colpe di Chinatown a Prato

"I nostri amici che vivono nei comuni alle pendici del Monte Amiata fino ai confini col Lazio, hanno trovato il modo di non mandare in rovina comparto economico delle pelletterie della zona dall'aggressione cinese nel modo più semplice: le amministrazioni comunali hanno fatto il loro dovere limitando al massimo la concessione di licenze e operando continui controlli, mentre le associazioni di categoria in maniera compatta non hanno fatto entrare le imprese orientali nel giro del lavoro che ruota intorno alla lavorazione delle pelli in maniera tale che in poco tempo i primi cinesi, che si sarebbero rivelati avanguardie di ben più folte schiere, se sono andati. Mi chiedo, in quanti a Prato devono recitare il "mea culpa"?

Non era poi così difficile evitare di diventare la terza città d'Europa per presenza cinese, e qualcuno ha il coraggio di raccontarlo ai residenti di Via Pistoiese, Via Filzi e tante, tante altre zone di Prato?"
Matteo Cocci - consigliere An -

sabato 27 settembre 2008

Martini a Prato

Piazza del Duomo Sabato 27 /09/08

Claudio Martini (presidente regione toscana) partecipa alla trasmissione " Vasco De Gama" Condotta da Dario Vergassola e David Riondino in diretta RADIODUE:
Festival dell'Economia: un confronto tra regionalismi, cultura locale e globale.

Questa mattina, passeggiando per Prato, mi sono avvicinato allo stand dove stava esibendosi un euforico Claudio Martini, accompagnato da un bravo Vergassola i quali si scambiavano battute con l'altro ospite della trasmissione cittadino cinese.
Tutti assieme affrotavano il problema chinatown fra un disco e l'altro e fra una battuta e l'altra indirizzata anche ad arcore.
Sullo sfondo della piazza sventolavano le bandiere della CGIL (come se avessero da "festeggiare qualcosa"!).
Il tutto davanti ad un pubblico di quasi 30 persone che arricchiva la fotografia di una sensazione ancora di più lontananza dalla realtà.
Quando poi mi sono soffermato ad ascoltare il cittadino cinese lo stupore è stato ancora maggiore: parlava un italiano più che corretto, con una coniugazione dei verbi perfetti ed utilizzando una sintassi da fare invidia ai tre quarti della popolazione italiana.
Lo stesso Vergassola, evidentemente meravigliato, sentendolo parlare ha chiesto se in realtà fosse un italiano di Bergamo vestitosi per l'occasione da Cinese.
Martini allora giustificava la cosa definendo il ragazzo come cinese di seconda generazione!
Di seconda generazione!
Dietro di me un signore un bicicletta esclamava:"magari!".
Prato non è quella, caro presidente. Non conosce iniziativa concreta negli ultimi vent'anni (da quando è iniziato dunque il fnomeno cinese) idonea a creare davvero dei cittadini cinesi in grado di reggere una conversazione in Italiano in modo completo, in linea da sorreggere adeguatamente un'integrazione degli anni 2000.
La Cina cambia a velocità estrema. Le comunità cinesi sono destinate a mutare velocemente anche fuori dalla Cina. i modelli che hanno conosciuto le altre capitali interessate dal dragone non sono più adeguate ai tempi avvenire.
La "dormiente regione toscana" e "l' assente amministrazione pratese" hanno consentito che dalla Cina arrivasse sino ad oggi una faccia della Cina, quella che noi conosciamo, quella volenterosa' ma povera culturalmente, recante con sè cattive abtudini, rese ancora più gravi da un terreno su cui si sono sviluppati in totale libertà ed in spregio di regole e norme comportamentali verso la comunità preesistente.
L'altra faccia della Cina dve essere da noi scoperta non con i doscorsi sorridenti ad una trasmissione radiofonica, ma con iniziative idonee ed anche importanti per favorire mutamenti culturali rilevante ancor prima che economici.
Francesco Querci (udc pratese)

martedì 1 luglio 2008

La risposta di un Comitato

Bruno Gualtieri ha scritto (Comitato Macrolotto Zero):

in risposta all'articolo
"Perché vivere in v. Magnolfi & C." (vai all'articola)"

"Finalmente vi siete fatti la domanda che da 15 anni i cittadini di via Pistoiese e del macrolotto zero si pongono, e cosa hanno avuto come risposte, anche da coloro che dovevano sostenerli ?

Siete dei razzisti, esagerati, vivete nella “ città viva “ come hanno sostenuto un paio di “ soloni “ in un’indagine apparsa sul Tirreno qualche tempo fa, ma di discorsi come questi, in tutti questi anni , ne sono stati fatti a iosa, da tanti, troppi, ma noi del COMITATO DI VIA PISTOIESE MACROLOTTO ZERO non ci siamo mai curati di questi signori perché sapevamo bene che i loro giudizi non erano disinteressati.

La verità è che molti hanno pescato nel torbido, faceva comodo a quasi tutta la città che ci fosse un ghetto dove rinchiudere il marcio, circoscrivere il bubbone, dove bastava non girarsi a guardare per avere la coscienza a posto, bastava sparare quattro cazzate sul razzismo, la xenofobia e così via, per continuare a credersi al di sopra delle parti, ma ora che tutta la città deve fare i conti con il degrado, con l’illegalità, con le risse, la delinquenza, i furti e gli scippi in pieno giorno, le molestie sessuali, gli stupri, lo sfruttamento di manodopera clandestina, il caporalato, l’evasione fiscale a fiumi, la perdita di identità sociale ed economica di un’intera città, tutti si interrogano e si chiedono dove si è sbagliato.

Dopo 15.anni di denunce inascoltate e continuiamo a farlo, oggi non siamo più soli, purtroppo la peste sta dilagando su tutta la città, anche se c’è chi continua a fare i distinguo del caso, ripeto con scopi ben precisi.
La nostra consolazione è che molte persone, ogni giorno, ci ringraziano perché noi ci siamo, noi si combatte per ridare dignità e diritto di cittadinanza alle fasce più deboli della città, a quelli che non sono scappati da qui, o a quelli che come me, per scelta, hanno deciso di rimanere a baluardo dei valori della nostra gente.

Caro Querci, chi scappa è costretto a scappare tutta la vita e noi non siamo per scappare, siamo per una sola cosa: legalità, legalità ed ancora legalità solo così si trova la strada per l’integrazione di chi, civilmente, viene a cercare lavoro e dignità, tutti gli altri non ci servono, sono solo un danno per l’economia e per la stabilità sociale e culturale della città.

Doveri prima di tutto, per tutti, poi i diritti, sempre per tutti, solo così si va avanti e si crea un progresso dal quale tutti possono trarre benefici: soprattutto le fasce più deboli dei cittadini.
Un caro saluto"
Bruno Gualteri del comitato di via Pistoiese Macrolotto Zero.

mercoledì 28 maggio 2008

"L'ALTRA CINA Pratese"

CASE ACQUISTATE DA IMMIGRARI: BOOM A PRATO

"L'ALTRA CINA Pratese"

Un recente articolo riporta* che a Prato
rispetto al 2005, le compravendite concluse nel 2007 nella provincia di Prato sono aumentate del 47%, arrivando a totalizzare circa 700 transazioni concluse. La seconda forza, dopo quella italiana, del mercato continua ad essere la comunità cinese, che ha ricoperto nel 2007 il 18% delle transazioni con immigrati.

Altro dato di estremo interesse per la nostra città, chiamata ad analizzare in queste settimane il fenomeno dell'immigrazione pratese. Se da un lato infatti i dati della presenza cinese e più in generale dello sviluppo demografico sono in calo, aumentano le transazioni immobiliari dei cinesi residenti.

Questo sembra idoneo a dimostrare come effettivamente il "fenomeno cinese" abbia subito un cambio di passo per i residenti con gli occhi a mandorla capaci non solo di avere un'attività in proprio, ma anche di formarsi un'indipendenza economica in "casa nostra". Una solidità economica, dunque" che comincia a produrre effetti importanti sul nostro territorio e destinata a radicarsi in modo ancora più sensibile e diverso rispetto al passato.

Una breve analisi, forse ovvia, ma necessaria che si pone come contributo all'analisi del fenomeno che si aggiunge, tenendone di conto, agli effetti collaterali e connessi alla maggiore redditività delle imprese cinesi già sviluppati in altre occasioni e sulle quali torneremo sopra.

Francesco Querci
(segretario comunale Udc)

* da La Repubblica-Firenze (Rosa Serrano)

Registrate 700 transazioni nel 2007, con un balzo del 47 per cento rispetto al 2005
Esodo dalla grande città. Così può essere sintetizzato il trend delle compravendite di immobili residenziali effettuate nel 2007 da lavoratori immigrati nella provincia di Firenze registrato da Scenari Immobiliari. Mentre in Toscana il livello degli acquisti di case da parte di lavoratori immigrati si è mantenuto stabile, con circa 5.800 compravendite, nella provincia fiorentina si è verificato un progressivo calo degli acquisti di case: mentre nel 2004 la percentuale di questa categoria di acquirenti raggiungeva il 6,5% delle transazioni concluse nel comparto residenziale, nel corso del biennio 2005-2006 questo dato è sceso dal 4,5% e a fine 2007 è ulteriormente diminuito al 3%. Per l´anno in corso è prevista un´ulteriore diminuzione. «A livello territoriale ? spiega Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari ? si sono evidenziate trasformazioni profonde fra cui, in primo luogo, lo spostamento di una parte consistente della domanda dalle province più ricche a quelle minori, che sono state investite meno dalla crescita dei prezzi delle case. Le quotazioni elevate di Firenze ? continua Breglia - hanno diretto la domanda non solo verso la provincia, ma anche nei capoluoghi limitrofi. In particolare, per i lavoratori immigrati Firenze e Prato rappresentano, di fatto, un unico grande mercato immobiliare, data la loro relativa vicinanza». Rispetto al 2005, le compravendite concluse nel 2007 nella provincia di Prato sono aumentate del 47%, arrivando a totalizzare circa 700 transazioni concluse. Lo scorso anno, sono state realizzate nella provincia di Firenze circa 400 compravendite di immobili residenziali da parte di lavoratori immigrati; di queste, soltanto un quarto è stato concluso nel capoluogo, per lo più nelle zone periferiche come Novoli o Rifredi. Relativamente al territorio provinciale i Comuni che, nel corso del 2007 hanno registrato la maggiore percentuale di compravendite immobiliari di immigrati sono stati Campi Bisenzio, Sesto Fiorentino e Scandicci. Nel 2007 la spesa media necessaria all´acquisto di un´abitazione è cresciuta, per gli stranieri immigrati, del 5% raggiungendo circa 126.000 euro. Se l´acquisto avviene in città, le dimensioni medie dell´immobile (nella stragrande maggioranza dei casi un appartamento in condominio) oscillano fra i 50 e i 65 metri quadrati. La case spesso necessitano di interventi di ristrutturazione. Per le compravendite fuori città, la dimensione media aumenta, portandosi attorno ai 65-80 metri quadrati. Per quanto concerne la provenienza geografica degli acquirenti nel territorio fiorentino, fra i più attivi sul mercato immobiliare continuano ad essere gli immigrati provenienti dall´est europeo. La seconda forza del mercato continua ad essere la comunità cinese, che ha ricoperto nel 2007 il 18% delle transazioni con immigrati.

mercoledì 6 febbraio 2008

VIA MARENGO:..il vento sta cambiando??!!!

Venerdì 04/02/08 si è svolto un incontro con i residenti della zona di via Marengo e via Brescia alla presenza dell'Assessore alla sicurezza Aldo Milone accompagnato dal Presidente della Circoscrizione Centro, Rosita Mattei e Sergio Toccafondi (consigliere F.I.) quest'ultimo riferisce quanto segue.

Dopo aver ascoltato con interesse tutti i problemi concernenti la convivenza "difficile" con la popolazione cinese e dopo che ho fatto notare che, da ben due anni la circoscrizione ed il comune sono stati subissati da interrogazioni, mozioni ed esposti, gli esponenti della pubblica amministrazione hanno dichiarato che, con i nuovi strumenti a disposizione (sequestro macchinari e sequestro penale dei capannoni) ci sarà, a breve, un giro di vite atto "....a far sentire il fiato sul collo ai cinesi che non rispettano la Legge". Spero vivamente che il vento stia cambiando, anche se in ritardo, siamo stati da troppo tempo dominati dall'impotenza - la nostra, dell'opposizione, nell'affermare le nostre idee a fronte di un arroganza, quella della maggioranza, che è vuota poichè non ha avuto e non ha il coraggio di fare passi avanti.


La città non ha bisogno al momento di progetti onirici vedi tramvia vedi progetto ex-Banci distogliendo cosi l'attenzione dai problemi reali, prima di imparare a volare Prato dovrebbe essere rimessa in piedi.
L' hanno voluta così l' hanno trasformata e ora è difficile tornare indietro e non responsabilizziamo più di tanto i proprietari di immobili che affittano ai cittadini cinesi (come mi è stato riposto più volte in consiglio e come si evince "tra le righe" nell' ultimo documento elaborato dalla Giunta pochi giorni fa), poiché ricordo a tutti che siamo in un libero mercato dove non esistono liste "nere" a cui dover attingere.
Che siano gli organi competenti a far rispettare la Legge e chi sbaglia, paghi!!! che sia pratese cinese o di altre etnie ma, selezionando alla "fonte", si correrebbe il rischio di essere tacciati come razzisti e mi sembra strano che questa amministrazione così "buonista" e "permissiva" non ci abbia pensato. forse.. siamo arrivati al capolinea??!!!
Con l'uscita di classifica, tra i primi 40 sindaci d'italia del nostro primo cittadino.... il vento si... che sta veramente cambiando....!
Ringrazio l'assessore Milone per la disponibilità e per l'apertura al dialogo e ricordo che solo con un sano confronto si può ricreare la speranza e con essa l'amore per la nostra città.

mercoledì 5 dicembre 2007

Quanti siamo?

Andamento demografico tendenzialmente stabile a Prato, almeno per quanto concerne i dati ufficiali anagrafici: e' quanto si ricava dal bollettino trimestrale, elaborato dall'ufficio statistica del comune.

A fine settembre la popolazione residente era di 185.720 unita', con 90.814 maschi (48,90%) e 94.906 femmine (51,10%). Cifre in linea con lo scorso anno. Il maggior numero di cittadini risiede nel quartiere sud. I nuclei familiari sono complessivamente 73.902. Il 10,38% (7669) sono le cosiddette famiglie allargate, i nuclei familiari composti da soli coniugi sono il 16,23% (11.997). Le convivenze sono 2049 (2,77%), mentre raggiungono il 31,35% della popolazione le famiglie composte da genitori e figli.

Gli stranieri ufficialmente residenti, al 30 settembre, sono 23.777 (il 13% della popolazione), la maggior parte di essi sono concentrati nella circoscrizione centro. Confermate anche le aree di provenienza degli immigrati: il 57,14% degli stranieri proviene dall'Asia, cinesi in testa (il 44,49% di stranieri sono cinesi, seguono a distanza i pakistani, 7,22% sul totale degli immigrati), il 28,75 per cento dall'area europea (molti i rumeni anche se la seconda nazionalita' presente a Prato e' albanese), l'11,69% dall'Africa. La curva demografica dell'intera popolazione pratese e' concentrata nelle classi d'eta' fra i 35 e i 65 anni, quella straniera e' compresa fra i 25 e i 40 anni, con una larga base da 0 a 9 anni.

venerdì 21 settembre 2007

In Cina al via i Dazi contro Prato & C.

I Dazi dalla Cina contro Prato

sono stati oggetto di critica e di allarme da parte degli industriali pratesi
[Dazi dell' 8% sulle roccatrici e del 10% sui telai ad aria. Così, dall' 1 gennaio 2008, la Cina limiterà di fatto l'import di macchine tessili e questa misura sta facendo temere alle industrie pratesi del settore che questo sia solo l'inizio di una serie di altre restrizioni, sia nel meccanotessile che su altri macchinari. La denuncia proviene dall'Unione industriali di Prato i cui responsabili ne hanno parlato anche durante i giorni di Itma, la fiera di settore che si è tenuta a Monaco di Baviera, in Germania.]

Sempre la solita storia: mentre in Italia, a Prato, ci si sollazza sul come difendersi dal pericolo giallo, gli altri (quelli della muraglia) dopo avere silenziosamente e definitivamente invaso le nostre città, dopo che le loro merci entrano in Italia pressochè indisturbate riuscendo in molti casi a monopolizzare il mercato (e dopo - tengo a dirlo - essersi dimenticati che quel bel Paese i diritti umani vengono completamente calpestati) ecco la loro risposta a tanta benevola accoglienza: i Dazi contro Prato & C.
fq

martedì 17 aprile 2007

Città Multietnica ed il Ministro Bonino

Sino a l'altro ieri ci dicevano [chi ci amministra] che Prato era l'esempio italiano da imitare per avere saputo gestire la forte immigrazione, la sua multietnicità.
Assessorati, programmi del Comune e della Circoscrizioni avevano lavorato in tal senso per garantire l'ntegrazione con particolare sulle seconde generazioni.
Oggi.che ci sono le seconde generazioni, un Ministro della Repubblica e medesima maggioranza [Bonino] prende per l'orecchio il Sindaco per non avere saputo garatire proprio quel processo d'integrazione, che doveva essere invero il fiore all'occhiello della Prato del futuro.

Purtroppo si ritorna sempre e immancabilmente a sottolineare, tanto da sembrare noiosi e tediare chi [poco] ci ascolta, dei ritardi di questa e di quella amministrazione che ci governa e non da 3 o 4 anni, ma da decenni.
Un'amministrazione che ha sempre scaricato su quei privati
[pochi rispetto alla totalità dei cittadini] ogni responsabilità per avere venduto/affittato il magazzini ai cinesi o magari l'azienda oramai in situazione di insanabile difficoltà.
Un'argomentazione superficiale e autolesiva che mette a nudo la resa degli amministratori, incapaci a gestire il fenomeno con politiche di controllo e prevenzione appropropriate e convincenti.

Quando un amministratore, poi, cade da ogni ragionamento, dalla volontà quindi di metteresi in discussione, di confrontarsi e di dialogare, in quanto priva effettivamente di adeguate risposte, si rifugia in quel dire: gli elettori ci hanno votato e quindi ci hanno scelto per la capacità di governare e per il nostro programma.

Un attento Amministratore [con la "A" maiuscola dunque] dovrebbe aministrare anche nell'interesse di quella parte della città che non lo ha votato, quale rappresentante dell'intera città.
Poi, sulle singole questioni ed emergenze, come quella cinese o della sicurezza in città o di quella di piazza mercatale ....., deve sapersi rapportare, valutando attentamente politiche serie di intervento, frutto anche del sapere ascoltare la città in ogni sua manifestazione.


Una capacità che sempra, invero, definitivamente persa.

venerdì 13 aprile 2007

Sulla questione cinese dopo i fatti di Milano


SILLI ha scritto:
A Prato l'illegalità è la norma.

"In riferimento a quanto tristemente accaduto nella giornata di ieri a Milano, auspico seriamente di non dover mai assistere ad un si sconsolato e pericoloso spettacolo nella ( non piu` completamente ) nostra citta`.
Speranza purtroppo mal riposta. Milano e` stato il preambolo di quello che prima della fine accadra` a Prato.
Il buonismo, il lassismo, il permettere tutto a tutti ( purche` immigrati ), nella speranza che una volta ottenuto il diritto di voto, essi votino per l`attuale maggioranza , che non proprio in maniera esemplare ci sta amministrando, e` il preludio di un qualcosa che l` episodio meneghino ha catalizzato.
Prima o poi anche la nostra amministrazione comunale dovra` iniziare a fare rispettare alcune regole elementari agli immigrati con i quali coabitiamo e questi, non essendo stati abituati a niente di simile fino ad oggi, quel giorno si sentiranno minacciati, anzi quasi perseguitati. Rischieremo per tanto , Dio non voglia , tafferugli e disordini sulla scia di quanto avvenuto nella chinatown ambrosiana.
Siano i benvenuti gli immigrati che lavorano duro, pagano le tasse e si comportano seguendo le nostre regole, ma guai a chi permette loro di bivaccare sul nostro territorio chiudendo troppo spesso un occhio…..a volte tutti e due."
Giorgio Silli Delegato Comunale F.I.

mercoledì 17 gennaio 2007

Riappropriazione del territorio


Federico ha scritto ....

"Di fronte ad una vera e propria emergenza come quella cinese sarebbe opportuno che tutte le istituzioni cittadine si sedessero ad un tavolo comune e raggiungessero un accordo bipartisan. Del resto la sinistra stessa ha ammesso molti errori nella gestione del problema.
Una volta tanto, visto che è in gioco il futuro della nostra città, abbandoniamo i discorsi
fumosi, i “ l’avevo detto” e le critiche senza costrutto. Soprattutto non usiamo, come à stato fatto sinora, la tattica del rinvio, che è quanto di più deleterio possa esistere ai fini di un sano
pragmatismo. “Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur”, e non è più tempo di discutere sul da farsi, ma di agire.
A Montemurlo l’amministrazione sta operando con esiti positivi e mette in atto sopralluoghi scrupolosi. Perché questo non avviene a Prato? Perché dopo che le ditte sono state chiuse, da noi riaprono dopo pochi giorni? Perché non viene effettuata una mappatura precisa degli stanzoni e ad essa ci si attiene scrupolosamente per scoraggiare l’illegalità con controlli serrati ed insistenti?
Risulta controproducente far chiudere uno stanzone e non tornare più sul posto, perchè i cinesi ci battono in astuzia.
A Roma gli abitanti del quartiere Esquilino, trasformato in pochi anni in un ghetto, hanno chiesto ed ottenuto di eliminare le lanterne rosse all’esterno dei locali cinesi. Poca cosa, un tentativo comunque di cancellare il sigillo di appartenenza che gli orientali vogliono apporre e “imporre” (scusate l’assonanza) al territorio, una sorta di simbolo di possesso.
Perché un noto Istituto di credito in via Pistoiese ha permesso che le lanterne rosse venissero applicate sulla sua facciata?
Togliamo tutto quel rosso che non ci appartiene e difendiamo piuttosto i nostri simboli e la nostra cultura!"
Federico G. Prato

giovedì 11 gennaio 2007

"Noi pratesi immigrati a Prato"

Roberto Baldi ha scritto ...

"Siamo dei colonizzati "

"Cominciammo con le immigrazioni dal sud, portando in casa nostra le colonie di Panni, della Calabria, del napoletano, dalla stessa Toscana che perdeva colpi in quei tempi soprattutto nell’aretino e ci inviava rappresentanze ubertose di coltivatori. Insegnammo loro il nostro idioma, a cominciare dalla “c” aspirata che qualche immigrato recitava con faticosa ostentazione per dimostrarsi ancor più connaturato al tessuto pratese. Ci integrammo, senza indurre le piscopatologie più frequenti dell’immigrato quali la subalternità lavorativa, la marginalità spaziale e abitativa, l’alterazione degli elementi fondamentali della personalità. Oggi ci sono in Prato più cognomi che finiscono in “o”, di quelli che terminano col toscanissimo “i”.
Terminata felicemente la prevalente immigrazione meridionale, è arrivata quella cinese. Un caso? Nossignori : i cinesi qua non li ha portati la cicogna, ma le associazioni plurime che iniziarono contatti non disinteressati. Viviamo a contatto di gomito con con loro, ma continuano ad avere un sorriso con venature sospettose e socializzano a fatica.
Dopo di loro, gli albanesi, gli africani e tant’altri ancora. Cresciamo di abitanti mentre tutte le altre province diminuiscono. Siamo insomma nella metropoli delle razze e sempre più dei cinesi, che qui arrivano, mettono radici, muoiono e si rigenerano con identico cognome tanto che non sai se sono morti davvero o si sono sublimati nei propri simili. Levammo in tempo un accorato appello noi di “forza Italia”: cinesi sì, ma non così reclamammo anche in una manifestazione svoltasi in provincia con tanto di manifesti. Ci risero dietro. Ora si sono accorti tutti, anche a sinistra, della sottovalutazione del fenomeno immigrati. Tutte le volte che troverete un pratese verace in Prato, d’ora in poi dovrete buttargli le braccia al collo e pagargli da bere. Gli immigrati siamo diventati noi, perdinci, grazie alle presunte regole dell’ospitalità e alla noncuranza dell’Amministrazione, che ha messo divieti e balzelli a noi, dimentica che nell’anarchia più assoluta degli immigrati cresceva il germe della dissoluzione di Prato, la cui identità è sempre meno riconoscibile."
Roberto Baldi

Chinatown: fra vecchi e nuovi ritardi!

Federico G. ha scritto ...

"Il consigliere comunale Massimo Taiti asserisce che in via Pistoiese i residenti si sono svegliati da poco tempo per protestare contro l’invasione cinese.
In realtà sono quasi quindici anni, cioè fin dalle prime avvisaglie del fenomeno, che comuni cittadini esprimono voci di dissenso.
Questi, via via che in passato si vedevano sottrarre spazi e lavoro dagli orientali, creavano invece movimenti di opinione, comitati (ci fu anche un’infuocata riunione al quartiere centro con Michele Ventrone). Il tutto destinato a riempire per qualche giorno le cronache locali e successivamente a rimanere miseramente inascoltato. Le istituzioni cittadine predicavano allora tolleranza e solidarietà e con questo ritornello hanno cercato dianestetizzare le menti dei pratesi fino alle soglie del duemila.
Occorreva dare tutto il tempo ai cinesi ed ai loro conniventi italiani, fra cui molti pratesi, di organizzarsi e di arricchirsi gli uni con l’illegalità e gli altri fornendo loro a caro prezzo le basi logistiche per radicarsi sul territorio.
Ora che questo processo ha preso un corso inaspettato (ma prevedibilissimo) c’è chi si piange addosso. Fra questi non certo gli imprenditori che hanno venduto agli orientali la loro fabbrica ormai inattiva, non certo chi affitta e vende loro case a prezzi esosi, tantomeno chi è loro complice in sporchi affari.
La rabbia e l’orgoglio di chi ama Prato, e sono tanti, sembra che niente possano contro le categorie mentali che fanno del potere e del denaro i valori dominanti.
Appare chiaro che la miopia e il pensiero debole stiano tentando di stravolgere l’economia e il tessuto locale di una città un tempo ricca e vitale.
Allora, cari Pratesi, tiriamo fuori gli attributi e lottiamo per riacquistare la nostra identità e la nostra dignità. Che ci sia tanta voglia di ciò lo dimostrano i numerosi interventi su questo blog."
Federico G.

venerdì 5 gennaio 2007

Le "grida" dei residenti di via Marengo e via Brescia

Aiuto: nuova "Chinatown" in Prato senza legalità e senza controllo!

Ci sollecitano (nuovamente) i residenti di via Marengo e via Brescia che stanno assistendo a una nuova colonizzazione da parte dei cittadini cinesi.

La cosa più grave che questa avviene con una scarso (se non del tutto assente) rispetto della legalità e delle elementari norme di igiene.
Quel che rende la cosa inaccettabile per i cittadini è la totale mancanza dei controlli sulla sicurezza, sul lavoro e sull'igiene, ivi compresi quelli sugli alloggi (in quanti vivono in un appartamnto?).

Si rende noto che a seguito di una precedente interrogazione presentata da Sergio Toccafondi (Forza Italia), in data 28.04.2006 , sulle questioni collegate a questa nuova chinatown, nel Cnsiglio di circoscrizionedel 05.06. 2006 l' istanza veniva liquidata adducendo solamente che tutto ciò era colpa di noi pratesi che affittiamo ai cittadini cinesi!
Insomma, per dirla breve, chi amministra e controlla la città sono quei pratesi che affittano la casa o il magazzino!

Una risposta che lascia sconcertati e insoddisfatti che comporterà ulteriori iniziative presso le autorità competenti, rimanendo a disposizione dei cittadini per ricevere ulteriori informazioni
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