venerdì 26 febbraio 2010
giovedì 25 febbraio 2010
valore della città storica e i luoghi della trasformazione
Caro Luigi ,
ho apprezzato molto il tuo contributo al dibattito cittadino apparso oggi , (Il Tirreno 25.02.2010) , sul valore della città storica e sui luoghi della trasformazione . Riflessione , la tua , che passa attraverso l'istituto del "concorso" sia esso di "idee" che di "progettazione" , sempre e comunque finalizzato alla città "costruita" .
Certo , concorsi di tal genere devono essere banditi con maggior frequenza , ma su presupposti della trasparenza , della partecipazione e dell'indipendenza della giuria . E come ben suggerisci per ottenere tutto ciò non si può né improvvisare un concorso , né tanto meno limitarlo al comprensorio italiano , peggio se fosse quello esausto di una regione o di una provincia italiota (sic.).
Un Master Plan, allora, potrebbe essere il giusto compromesso fra impegno dell'Amministrazione e successivo Concorso di idee e di progettazione con giuria internazionale ; questo binomio potrebbe garantire l'impegno amministrativo (stanziare risorse , nel mentre si concorda con la Provincia e con la Regione budget e finanziamenti ad hoc) e livello assolutamente alto delle idee e dei progetti richiesti a fine processo .
Per fare ciò , però , non si possono riesumare vecchi percorsi attualizzati dall'Università di Firenze , quasi un decennio fa . Il WorkShop di cui parli rappresenta un buon esercizio , ma non una base di lavoro professionalmente e proceduralmente corretta per le esigenze che la Città si trova ad affrontare nel 2010 .
L'Urbanistica Futura della città di Prato ha necessità di riportare la "cultura" prima di tutto fra la classe dirigente ; dunque , seguendo la tua logica , prima di tutto , fra noi architetti (ingegneri , geometri etc.) .
Mi trovi , perciò , pienamente d'accordo : c'è bisogno di svecchiare il mestiere per tornare ad essere utili alla Città , allontanarsi dalle logiche speculative .
L'architettura può tornare ad essere un faro , ma deve tornare ad essere "etica" . Abbiamo dato prove di ben poca qualità nel saper trasformare il territorio (!) in quest'ultimo decennio . Responsabilità delle Amministrazioni che ci hanno preceduto ? Certamente , ma consenzienti i professionisti . La logica era la solita : il mattone , non la sostenibilità .
Dunque, concludendo , vogliamo affrontare l'Urbanistica del Futuro di Prato ? Ben vengano i Concorsi preceduti da Master Plan , ma prima o contemporaneamente dobbiamo rifondare la cultura dell'Architetto e dell'Architettura a Prato senza sconti per nessuno . Qualcuno sa rinunciare ad un incarico ?
Il presupposto per tornare a parlare di necessità dell' "architetto" , per la Comunità , è la "sotenibilità integrale" , economico-finanziaria , sociale , ambientale ed energetica dell'architettura . Questo significa tornare ad essere architetti sani e fare architettura per il futuro sapendo governare la complessità .
Caro Luigi , dobbiamo ripartire da una "sana autocritica" della classe professionale di questa città : eticamente siamo un poco scaduti ... Gli architetti , fino ad oggi , si limitano a "pretendere" di vincere concorsi e a fare "belle tendine" tanto da essersi resi responsabili dell'invivibilità della città (sic) ... Forse , è l'ora di tornare tutti a scuola ! Visto che ci siamo dimenticati cosa significhi "urbanistica a servizio della città" .
Filippo Boretti Architetto
Coordinatore Commissione Cultura Ordine Architetti Prato
martedì 23 febbraio 2010
Cinesi a Prato: la vera sfida non è l'integrazione, ma la sopravvivenza del modello occidentale dello Stato di diritto... FORSE!!
Disegna un quadro, invero un quadro ben noto che vede le tinte fosche dell'immigrazione cinese regolare e clandestina, di un drago strisciante pronto a mangiarsi cultura, economia ed il modello intero di vita del cittadino italiano.
Ne deriva che l'unico modo per fare rispettare il "modello Italia" sarebbe quello di fare di tutto per reprimere il fenomeno cinesi e non il fenomeno Cina (che è altra cosa), potenziando a tal punto la repressione, e confidare - in estrema sintesi - che le migliai dei cinesi si impauriscano di simile forza (arrivano ben otto poliziotti a breve, magari superpoliziotti con equipaggiamenti speciali) e scappino via impauriti e tremanti.
Questa sarebbe il modello occidentale che apparterrebbe secondo Baroncelli alla nostra cultura occidentale ed al nostro stato di diritto! Beh, pur comprendendo le motivazioni e le ragioni che inducono ad essere duri contro chi delinque, altrettanto debbo dire che il nostro modello di diritto ci impone il tentativo di tendere la mano a chi vorrà tenderla a noi.
Questo è il mio modello, ben distante dal modello Padania, dunque.
Partire dal presupposto che perchè è cinese o perchè l'analisi storica di quel fenomenorechi a simili conclusioni, la mia cultura (quella occidentale, quella che ci anima e ci guida e che vorremmo fosse patrimonio di tutti) mi induce a fare quell'antipatico, odioso, antipopolare tentativo d'integrazione!
Diverso da venti anni fa: oggi sappiamo, non ci tappiamo gli occhi. Oggi ci muoviamo e siamo d'accordo reprimere l'illegalità, ma abbiamo anche gli occhi per vedere che il fenomeno cinese è ben più ampio di quello che si racconta come una favola e il buon politico ha il dovere di trovare delle soluzioni, di individuare compromessi (nel senso positivo del termine), di contemperare quegli equilibri su cui oggi si muove la città.
Imperativo: andare oltre la gestione dell'emergenza.
"Cinesi a Prato: la vera sfida non è l'integrazione, ma la sopravvivenza del modello occidentale dello Stato di diritto
Cinesi a Prato: la vera sfida non è l'integrazione, ma la sopravvivenza del modello occidentale dello Stato di diritto.
Leggendo alcuni resoconti sull'insediamento odierno a Prato, alla presenza del Ministro dell'Interno Maroni, del Tavolo Permanente sull'Immigrazione, si avverte il tentativo mai sopito di alcune parti di rilanciare attaverso l'integrazione la soluzione della aliena e dilagante presenza della comunità cinese sul territorio. Come se venti anni di insuccessi non avessero insegnato nulla!
L'immigrazione cinese a Prato è esclusivamente un'immigrazione economica che non ha come obiettivo l'integrazione, come la intendiamo noi, all'interno della nostra comunità di accoglienza per godere dei benefici e degli stili di vita che gli immigrati trovano nella nostra città e nel nostro paese. Ci si integra in una società quando si sceglie la società di destinazione, la si accetta, e ci si augura di farne parte in prima persona e con i propri figli, contribuendone al suo benessere. Ciò accade in Italia per molte etnie, ma non certo per i cinesi.
Non si può dolersi che la comunità cinese non abbia avuto finora la possibilità di entrare in comunicazione con la comunità pretese ed italiana a causa di nostri errori. Un immigrato cinese non si trasferisce in Italia perché ama l'Italia, ne apprezza la cultura, e desidera che i propri figli vivano secondo le nostre abitudini. Un immigrato cinese, in particolare originario della provincia dello Zhejiang, si sposta per realizzare un'opportunità di guadagno, per ottenere un successo economico, indipendentemente dal paese nel quale questo progetto lo possa portare, o al massimo per sfuggire alla pianificazione familiare imposta in patria ed assicurarsi una numerosa discendenza.
Un immigrato cinese mantiene ben stretta la propria cittadinanza, perché sa bene che la Repubblica Popolare Cinese vieta per legge la doppia cittadinanza, e se vi rinunciasse verrebbe immediatamente considerato un traditore. La rete dei rapporti di solidarietà e cooperazione tra cinesi è talmente ben oliata da rimanere volutamente impenetrabile. Infatti, tale rete ha bisogno, per la sua sopravvivenza, di restare esterna alla società di accoglienza, perché altrimenti ne sarebbe soppressa dalle sue regole. Tale rete crea luoghi di extra-territorialità nei paesi stranieri e pone una seria minaccia allo stato di diritto dei paesi occidentali, ed in particolare dell'Italia.
L'immigrazione cinese è una grossa sfida per lo Stato nazionale e per l'Europa. La presenza della comunità cinese porta lo Stato ad interrogarsi sul suo ruolo, e sulle ragioni della sua esitenza. Ciò che le nostre istituzioni possono fare non è forzare la via verso una integrazione che non è richiesta, e nemmeno voluta, dalla stragrande maggioranza dei cinesi presenti a Prato. Ciò che lo Stato può fare è esercitare i suoi poteri affinché i commerci cinesi rispettino le regole che la nostra comunità si è data e che tali commerci distribuiscano legalmente i benefici su tutte le comunità in gioco. Lo strapotere della produzione e della distribuzione dei prodotti cinesi, deve essere ricondotto ad un vantaggio reciproco. Lo Stato deve riuscire a ricondurre la presenza dei business cinesi secondo razionalità.
Bene ha fatto il nostro sindaco a coinvolgere il nostro governo, i diplomatici della Repubblica Popolare Cinese, ed anche l'Europa. E' un salto di qualità necessario per contrastare il fenomeno. Vi è un problema generale sul controllo dell'immigrazione economica cinese in Italia, in Europa, e in molte parti del mondo. Se la Cina comunista vuole essere un partner mondiale affidabile e cooperativo deve provvedere alla corretta gestione dei flussi migratori provenienti dal paese.
La sfida a mio avviso non riguarda l'integrazione dei migranti cinesi, ma la vera sfida è la sopravvivenza del nostro modello occidentale di diritto e di convivenza nei confronti della strisciante e sottile aggressione economica e culturale di un mondo diasporico e transnazionale proveniente dalla Cina continentale, ed in particolare dalla provincia dello Zhejiang.
Damiano Baroncelli
lunedì 22 febbraio 2010
Centro Storico: nuovo piano mobilità. La sinistra attacca
L'articolo in questione parte dal presupposto che oggi il Centro cittadino assomigli ad un giardino verde, senza auto, pieno di parchi e servizi per i cittadini.
Purtroppo la realtà è ben diversa: le auto già invadono il centro storico con un piano della mobilità (quello passato) evidentemente sbagliato. Non soprprende quindi che subentri un piano volto soprattutto a regolarizzare l'accesso, ad impedirne l'abuso , ridando alla comunità regole certe.
"Magari si potesse portare, sic et simpliciter, realtà vicine e lontano con un tocco di bacchetta magica, ridisegnando strade e piazze nella direzione indicata dagli amici rossoverdi".
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La riapertura del centro storico? La strada giusta per non risolvere i problemi!
Bellandi: “Questi novelli Colombo che pensano di aver scoperto l’uovo sono mai stati un po’ in giro per il mondo, magari non per ‘globalizzare’ le proprie attività?”
Prato, 20/02/10
“E’ mai possibile che questa amministrazione comunale scelga sempre la strada più banale per (non) risolvere i problemi?” E’ questa la domanda che si pone Renzo Bellandi di Sinistra Rossoverde. “Per ‘risolvere’ il problema dell’integrazione si chiama esercito e si fanno blitz, della serie meglio la linea dura che la cultura. Adesso, per il centro storico, non si trova di meglio che riaprire lo stesso alle auto?”
“Ma dove sta la fantasia di questi amministratori?” - si chiede ancora l’esponente della formazione politica pratese – “Si va a ricercare la soluzione più ovvia e deleteria. In tutta Italia per non dire in Europa i centri storici rimangono chiusi e si investe pesantemente sulla cultura e sulla qualificazione. A Prato evidentemente andiamo controcorrente, ritenendosi più intelligenti di altri – o più ‘pop’ - che vanno in direzioni opposte. Così, si incentiva la produzione di smog e di polveri inquinanti, si aumenta il rumore, si riducono piazze e strade a parcheggi.”
“Mi chiedo” prosegue Bellandi “se questi novelli Colombo che pensano di aver scoperto l’uovo siano mai stati un po’ in giro per il mondo, magari non per ‘globalizzare’ le proprie attività. Forse, se proprio non riescono a sforzarsi per produrre idee nuove, perlomeno che le copino da altri. In fondo in fondo non c’è niente di male!”
“Noi, da tempo, abbiamo cercato di proporre alcune idee per il centro. Una di queste è la costituzione di un ‘comitato’ che riprenda idealmente l’attività del Comitato Fiera, che nella metà degli anni Settanta seppe imprimere con forza la partecipazione dei pratesi alla vita cittadina, ma che operi per tutto l’anno.” Conclude Bellandi. “Certo meglio sarebbe che il rilancio del centro storico fosse al centro di una discussione pubblica – e soprattutto partecipata! - più ampia sul futuro della città, che ancora manca!”
Sinistra RossoVerde Prato
“Il modello del Social Housing per risolvere l’emergenza abitativa”
Querci (Udc): “Il modello del Social Housing per risolvere l’emergenza abitativa”
da notiziediprato Una terza via per risolvere il problema casa ed il ritorno ad una cassa di risparmio dei pratesi. È quanto auspica Francesco Querci, capogruppo dell’Udc in Provincia. “Il problema della casa - sostiene -non è più affrontabile a lungo termine secondo lo schema classico del mercato immobiliare per i percettori di stipendio, e dell’edilizia pubblica residenziale per le classi povere della società”. Per questo l’esponente centrista rilancia una proposta, già lanciata ai tempi della campagna elettorale per le amministrative 2009 “C’è bisogno di una terza via, che integri quella ordinaria del mercato e quella straordinaria dell’edilizia pubblica, e questa via si chiama Social Housing”. E specifica Querci “L’abitazione sociale ha come riferimento non le classi più povere, ma le nuove classi sociali intermedie, legate all’ingresso nel mondo del lavoro (studenti e ricercatori universitari, giovani single o coppie con lavori interinali ed in mobilità) e all’uscita dal mondo del lavoro (che non hanno potuto accumulare riserve per il bene casa), alla mobilità lavorativa (terziario avanzato e dei servizi) e alle necessità di assistenze socio-assistite, infine all’immigrazione”.
Due gli strumenti politici da attivare: “un Fondo di Investimento Etico per il recupero di immobili o per la loro costruzione, ed una Fondazione per il Social Housing capace di gestire l’investimento e l’abitare, da affiancare all’Edilizia Residenziale Pubblica”. Con una possibilità d’intervento immediata nella materia da parte della Provincia di Prato “tramite il Pin. e lo stesso Creaf - prosegue nella nota - potrebbe ben promuovere studi, ricerche e progetti pilota su di un moderno social housing in una delle realtà sociali più in fermento dell’Italia”. Querci lancia un’idea anche per promuovere lo sviluppo economico: “Bisogna stimolare, poi, tutte le forze imprenditoriali pratesi, e questo va nella direzione di reincardinare a Prato un istituto di risparmio e di credito dei cittadini”. Tutto questo in un’ottica di dialogo politico molto caro all’Udc “Se in Provincia e se a Prato vogliamo sviluppare un nuovo modello di politica sociale, frutto del dialogo tra maggioranza ed opposizione, credo che ci sia la ricchezza e la possibilità per mettersi ad un tavolo e individuare percorsi condivisi”. (c.a.p.)
Vorrei entrare nella questione sollevata dal Consigliere Biffoni, ripresa dall’Assessore Silli circa il problema sociale dell’integrazione, nonché dal Consigliere regionale Magnolfi.
L’”integrazione sociale” è entrata nell’era dello “sviluppo sostenibile” e questo “sviluppo” non può essere altro che “integrale”, non ci possono essere differenze di principio fra cittadini italiani e stranieri nel mondo globalizzato; ed è affrontabile su area vasta.
Resta supremo il valore della persona e questo non esclude affatto il rigore nel far rispettare regole e norme, ma ciò senza fratture nella società con nuove insopportabili regole.
Sempre di più la nostra società e, dunque, Prato dovrà imparare a convivere con situazioni di crisi che metteranno in discussione modelli di convivenza consolidati. Le risposte migliori arriveranno da sistemi aperti in cui i valori – non messi in discussione – saranno la solida base delle diversità culturali, etniche, religiose, generazionali.
Il problema della casa non è più affrontabile a lungo termine secondo lo schema classico del “mercato immobiliare” (privato), per i percettori di stipendio, e dell’“edilizia pubblica residenziale” (pubblico), per le classi povere della società (ISEE). Gli stipendi non sono più rapportabili ai valori degli immobili e le risorse delle Pubbliche Amministrazioni non sono più capaci di ristabilire un giusto equilibrio fra chi possiede e chi non può avere un bene primario quale quello dell'abitazione di proprietà.
C’è bisogno di una “terza via” che integri quella ordinaria del mercato e quella straordinaria dell’edilizia pubblica, e questa via si chiama “Social Housing”. L’“abitazione sociale” ha come riferimento non le classi più povere, ma le nuove classi sociali “inter-medie”, legate all’ingresso nel mondo del lavoro (studenti e ricercatori universitari, giovani single o coppie con lavori interinali ed in mobilità) e all’uscita dal mondo del lavoro (che non hanno potuto accumulare riserve per il bene casa), alla mobilità lavorativa (terziario avanzato e dei servizi) e alle necessità di assistenze socio-assistite, infine all’immigrazione.
Se in Provincia e se a Prato vogliamo sviluppare un nuovo modello di politica sociale, frutto del dialogo tra maggioranza ed opposizione, credo che ci sia la ricchezza e la possibilità per mettersi ad un tavolo e individuare percorsi condivisi.
Credo che la crisi ci spinga anche a questo, mentre dobbiamo dare nuove risposte, concrete e percorribili, come un Fondo di Investimento Etico per il recupero di immobili – o per la loro costruzione – ed una Fondazione per il Social Housing capace di gestire l’investimento e l’abitare, da affiancare all’Edilizia Residenziale Pubblica.
Stimolare, poi, tutte le forze imprenditoriali pratesi, va nella direzione di re-incardinare a Prato un Istituto di Risparmio e di Credito dei Cittadini.
La Provincia di Prato – tramite il P.I.N. e lo stesso CREAF – potrebbe ben promuovere studi, ricerche e “progetti pilota” su di un moderno social housing in una delle realtà sociali più in fermento dell’Italia; in cui la mobilità già presente e dove l’immigrazione, con problemi di affitto e di mutui non pagati, sono sempre in aumento, mentre le giovani generazioni – così come le vecchie – sono in cerca di sistemazioni non potendo accedere al mercato immobiliare, quanto all’edilizia pubblica popolare.
Per questo motivo non sono ammissibili politiche spot, lanciate in campagna elettorale, se non argomentate con una storia e con dei programmi seri.
In questo modo operiamo per l’interazione fra classi sociali diverse e l’integrazione fra cittadini italiani e stranieri, in altro modo ogni politica è votata al fallimento perché di piccolo respiro.
Francesco Querci
Segretario Comunale e Consigliere Provinciale Prato
Unione di Centro
giovedì 18 febbraio 2010
..notizie dal consiglio provinciale!!!

Carlandrea Adam Poli
martedì 16 febbraio 2010
Partecipazione. Le consulte? Strumenti nati vecchi!
Come si attua la partecipazione in una comunità?
Di seguito il comunicato di sinistra rosso verde, che evidentemente lamenta un difetto nel regolamento comunale che non prevede "ogni forma di partecipazione" dei cittadini.
COMUNICATO STAMPA
Partecipazione. Le consulte? Strumenti nati vecchi!
Bellandi: “Il centrodestra attiva le consulte, e in questo perlomeno si distingue dalla precedente amministrazione. Ma la partecipazione è tutt’altro!”
Renzo Bellandi, leader di Sinistra RossoVerde, interviene sull’istituzione delle consulte, promossa dalla giunta Cenni.
“Per il momento, la montagna ha partorito il topolino! L’amministrazione di centrodestra attiva alcune consulte, e pretende di farla passare come un grande passo avanti per la ‘partecipazione’. Peccato che non ci sia alcuna innovazione in merito agli strumenti, già previsti dal Regolamento del Comune di Prato. E’ anche vero che, perlomeno, si distinguono dalla precedente amministrazione, che si era ben guardata dall’attivarle! D’altra parte, la giunta Romagnoli non si è proprio distinta per l’ascolto dei cittadini!”
“Certo che mantenere inalterato il sistema di accesso alle consulte lascia inevitabilmente fuori tutti quei soggetti ‘non formali’ quali i comitati e i gruppi spontanei. Eppure, è da questi che è venuta la più forte spinta verso la creazione di canali di ‘cittadinanza attiva’ e il maggior fermento a Prato. Senza contare che rimane inspiegabilmente fuori la questione urbanistica!”
“Nel complesso” conclude Bellandi “manca a questa come alla scorsa amministrazione una complessiva progettualità su quelli che possono essere efficaci canali di partecipazione!”
Sinistra RossoVerde Prato
Faenzi o non Faenzi «Oggi, questo o quello uguali sono».

PratoBlog
Consiglio: Mercoledi 17/02/2010
sabato 13 febbraio 2010
Monica Faenzi a Prato

Alle ore 21.00 presso l'Hotel Palace si terrà un incontro riservato a dirigente ed eletti!!