giovedì 25 febbraio 2010

valore della città storica e i luoghi della trasformazione

In risposta alla lettera dell'Architetto Luigi Zola uscita su Il Tirreno di oggi (pag. 8)

Caro Luigi ,
ho apprezzato molto il tuo contributo al dibattito cittadino apparso oggi , (Il Tirreno 25.02.2010) , sul valore della città storica e sui luoghi della trasformazione . Riflessione , la tua , che passa attraverso l'istituto del "concorso" sia esso di "idee" che di "progettazione" , sempre e comunque finalizzato alla città "costruita" .
Certo , concorsi di tal genere devono essere banditi con maggior frequenza , ma su presupposti della trasparenza , della partecipazione e dell'indipendenza della giuria . E come ben suggerisci per ottenere tutto ciò non si può né improvvisare un concorso , né tanto meno limitarlo al comprensorio italiano , peggio se fosse quello esausto di una regione o di una provincia italiota (sic.).
Un Master Plan, allora, potrebbe essere il giusto compromesso fra impegno dell'Amministrazione e successivo Concorso di idee e di progettazione con giuria internazionale ; questo binomio potrebbe garantire l'impegno amministrativo (stanziare risorse , nel mentre si concorda con la Provincia e con la Regione budget e finanziamenti ad hoc) e livello assolutamente alto delle idee e dei progetti richiesti a fine processo .
Per fare ciò , però , non si possono riesumare vecchi percorsi attualizzati dall'Università di Firenze , quasi un decennio fa . Il WorkShop di cui parli rappresenta un buon esercizio , ma non una base di lavoro professionalmente e proceduralmente corretta per le esigenze che la Città si trova ad affrontare nel 2010 .
L'Urbanistica Futura della città di Prato ha necessità di riportare la "cultura" prima di tutto fra la classe dirigente ; dunque , seguendo la tua logica , prima di tutto , fra noi architetti (ingegneri , geometri etc.) .
Mi trovi , perciò , pienamente d'accordo : c'è bisogno di svecchiare il mestiere per tornare ad essere utili alla Città , allontanarsi dalle logiche speculative .
L'architettura può tornare ad essere un faro , ma deve tornare ad essere "etica" . Abbiamo dato prove di ben poca qualità nel saper trasformare il territorio (!) in quest'ultimo decennio . Responsabilità delle Amministrazioni che ci hanno preceduto ? Certamente , ma consenzienti i professionisti . La logica era la solita : il mattone , non la sostenibilità .
Dunque, concludendo , vogliamo affrontare l'Urbanistica del Futuro di Prato ? Ben vengano i Concorsi preceduti da Master Plan , ma prima o contemporaneamente dobbiamo rifondare la cultura dell'Architetto e dell'Architettura a Prato senza sconti per nessuno . Qualcuno sa rinunciare ad un incarico ?
Il presupposto per tornare a parlare di necessità dell' "architetto" , per la Comunità , è la "sotenibilità integrale" , economico-finanziaria , sociale , ambientale ed energetica dell'architettura . Questo significa tornare ad essere architetti sani e fare architettura per il futuro sapendo governare la complessità .
Caro Luigi , dobbiamo ripartire da una "sana autocritica" della classe professionale di questa città : eticamente siamo un poco scaduti ... Gli architetti , fino ad oggi , si limitano a "pretendere" di vincere concorsi e a fare "belle tendine" tanto da essersi resi responsabili dell'invivibilità della città (sic) ... Forse , è l'ora di tornare tutti a scuola ! Visto che ci siamo dimenticati cosa significhi "urbanistica a servizio della città" .

Filippo Boretti Architetto
Coordinatore Commissione Cultura Ordine Architetti Prato

martedì 23 febbraio 2010

Cinesi a Prato: la vera sfida non è l'integrazione, ma la sopravvivenza del modello occidentale dello Stato di diritto... FORSE!!

Di seguito il ben articolato ed invero ben scritto articolo di Damiano Baroncelli.

Disegna un quadro, invero un quadro ben noto che vede le tinte fosche dell'immigrazione cinese regolare e clandestina, di un drago strisciante pronto a mangiarsi cultura, economia ed il modello intero di vita del cittadino italiano.
Ne deriva che l'unico modo per fare rispettare il "modello Italia" sarebbe quello di fare di tutto per reprimere il fenomeno cinesi e non il fenomeno Cina (che è altra cosa), potenziando a tal punto la repressione, e confidare - in estrema sintesi - che le migliai dei cinesi si impauriscano di simile forza (arrivano ben otto poliziotti a breve, magari superpoliziotti con equipaggiamenti speciali) e scappino via impauriti e tremanti.

Questa sarebbe il modello occidentale che apparterrebbe secondo Baroncelli alla nostra cultura occidentale ed al nostro stato di diritto! Beh, pur comprendendo le motivazioni e le ragioni che inducono ad essere duri contro chi delinque, altrettanto debbo dire che il nostro modello di diritto ci impone il tentativo di tendere la mano a chi vorrà tenderla a noi.
Questo è il mio modello, ben distante dal modello Padania, dunque.

Partire dal presupposto che perchè è cinese o perchè l'analisi storica di quel fenomenorechi a simili conclusioni, la mia cultura (quella occidentale, quella che ci anima e ci guida e che vorremmo fosse patrimonio di tutti) mi induce a fare quell'antipatico, odioso, antipopolare tentativo d'integrazione!

Diverso da venti anni fa: oggi sappiamo, non ci tappiamo gli occhi. Oggi ci muoviamo e siamo d'accordo reprimere l'illegalità, ma abbiamo anche gli occhi per vedere che il fenomeno cinese è ben più ampio di quello che si racconta come una favola e il buon politico ha il dovere di trovare delle soluzioni, di individuare compromessi (nel senso positivo del termine), di contemperare quegli equilibri su cui oggi si muove la città.

Imperativo: andare oltre la gestione dell'emergenza.

"Cinesi a Prato: la vera sfida non è l'integrazione, ma la sopravvivenza del modello occidentale dello Stato di diritto

Cinesi a Prato: la vera sfida non è l'integrazione, ma la sopravvivenza del modello occidentale dello Stato di diritto.

Leggendo alcuni resoconti sull'insediamento odierno a Prato, alla presenza del Ministro dell'Interno Maroni, del Tavolo Permanente sull'Immigrazione, si avverte il tentativo mai sopito di alcune parti di rilanciare attaverso l'integrazione la soluzione della aliena e dilagante presenza della comunità cinese sul territorio. Come se venti anni di insuccessi non avessero insegnato nulla!

L'immigrazione cinese a Prato è esclusivamente un'immigrazione economica che non ha come obiettivo l'integrazione, come la intendiamo noi, all'interno della nostra comunità di accoglienza per godere dei benefici e degli stili di vita che gli immigrati trovano nella nostra città e nel nostro paese. Ci si integra in una società quando si sceglie la società di destinazione, la si accetta, e ci si augura di farne parte in prima persona e con i propri figli, contribuendone al suo benessere. Ciò accade in Italia per molte etnie, ma non certo per i cinesi.

Non si può dolersi che la comunità cinese non abbia avuto finora la possibilità di entrare in comunicazione con la comunità pretese ed italiana a causa di nostri errori. Un immigrato cinese non si trasferisce in Italia perché ama l'Italia, ne apprezza la cultura, e desidera che i propri figli vivano secondo le nostre abitudini. Un immigrato cinese, in particolare originario della provincia dello Zhejiang, si sposta per realizzare un'opportunità di guadagno, per ottenere un successo economico, indipendentemente dal paese nel quale questo progetto lo possa portare, o al massimo per sfuggire alla pianificazione familiare imposta in patria ed assicurarsi una numerosa discendenza.

Un immigrato cinese mantiene ben stretta la propria cittadinanza, perché sa bene che la Repubblica Popolare Cinese vieta per legge la doppia cittadinanza, e se vi rinunciasse verrebbe immediatamente considerato un traditore. La rete dei rapporti di solidarietà e cooperazione tra cinesi è talmente ben oliata da rimanere volutamente impenetrabile. Infatti, tale rete ha bisogno, per la sua sopravvivenza, di restare esterna alla società di accoglienza, perché altrimenti ne sarebbe soppressa dalle sue regole. Tale rete crea luoghi di extra-territorialità nei paesi stranieri e pone una seria minaccia allo stato di diritto dei paesi occidentali, ed in particolare dell'Italia.

L'immigrazione cinese è una grossa sfida per lo Stato nazionale e per l'Europa. La presenza della comunità cinese porta lo Stato ad interrogarsi sul suo ruolo, e sulle ragioni della sua esitenza. Ciò che le nostre istituzioni possono fare non è forzare la via verso una integrazione che non è richiesta, e nemmeno voluta, dalla stragrande maggioranza dei cinesi presenti a Prato. Ciò che lo Stato può fare è esercitare i suoi poteri affinché i commerci cinesi rispettino le regole che la nostra comunità si è data e che tali commerci distribuiscano legalmente i benefici su tutte le comunità in gioco. Lo strapotere della produzione e della distribuzione dei prodotti cinesi, deve essere ricondotto ad un vantaggio reciproco. Lo Stato deve riuscire a ricondurre la presenza dei business cinesi secondo razionalità.

Bene ha fatto il nostro sindaco a coinvolgere il nostro governo, i diplomatici della Repubblica Popolare Cinese, ed anche l'Europa. E' un salto di qualità necessario per contrastare il fenomeno. Vi è un problema generale sul controllo dell'immigrazione economica cinese in Italia, in Europa, e in molte parti del mondo. Se la Cina comunista vuole essere un partner mondiale affidabile e cooperativo deve provvedere alla corretta gestione dei flussi migratori provenienti dal paese.

La sfida a mio avviso non riguarda l'integrazione dei migranti cinesi, ma la vera sfida è la sopravvivenza del nostro modello occidentale di diritto e di convivenza nei confronti della strisciante e sottile aggressione economica e culturale di un mondo diasporico e transnazionale proveniente dalla Cina continentale, ed in particolare dalla provincia dello Zhejiang.
Damiano Baroncelli

lunedì 22 febbraio 2010

Centro Storico: nuovo piano mobilità. La sinistra attacca

Di seguito il comunicato di sinistra rosso verede contro il nuovio piano della mobilità.

L'articolo in questione parte dal presupposto che oggi il Centro cittadino assomigli ad un giardino verde, senza auto, pieno di parchi e servizi per i cittadini.
Purtroppo la realtà è ben diversa: le auto già invadono il centro storico con un piano della mobilità (quello passato) evidentemente sbagliato. Non soprprende quindi che subentri un piano volto soprattutto a regolarizzare l'accesso, ad impedirne l'abuso , ridando alla comunità regole certe.
"Magari si potesse portare, sic et simpliciter, realtà vicine e lontano con un tocco di bacchetta magica, ridisegnando strade e piazze nella direzione indicata dagli amici rossoverdi".
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La riapertura del centro storico? La strada giusta per non risolvere i problemi!
Bellandi: “Questi novelli Colombo che pensano di aver scoperto l’uovo sono mai stati un po’ in giro per il mondo, magari non per ‘globalizzare’ le proprie attività?

Prato, 20/02/10

“E’ mai possibile che questa amministrazione comunale scelga sempre la strada più banale per (non) risolvere i problemi?” E’ questa la domanda che si pone Renzo Bellandi di Sinistra Rossoverde. “Per ‘risolvere’ il problema dell’integrazione si chiama esercito e si fanno blitz, della serie meglio la linea dura che la cultura. Adesso, per il centro storico, non si trova di meglio che riaprire lo stesso alle auto?”
“Ma dove sta la fantasia di questi amministratori?” - si chiede ancora l’esponente della formazione politica pratese – “Si va a ricercare la soluzione più ovvia e deleteria. In tutta Italia per non dire in Europa i centri storici rimangono chiusi e si investe pesantemente sulla cultura e sulla qualificazione. A Prato evidentemente andiamo controcorrente, ritenendosi più intelligenti di altri – o più ‘pop’ - che vanno in direzioni opposte. Così, si incentiva la produzione di smog e di polveri inquinanti, si aumenta il rumore, si riducono piazze e strade a parcheggi.”
“Mi chiedo” prosegue Bellandi “se questi novelli Colombo che pensano di aver scoperto l’uovo siano mai stati un po’ in giro per il mondo, magari non per ‘globalizzare’ le proprie attività. Forse, se proprio non riescono a sforzarsi per produrre idee nuove, perlomeno che le copino da altri. In fondo in fondo non c’è niente di male!”
“Noi, da tempo, abbiamo cercato di proporre alcune idee per il centro. Una di queste è la costituzione di un ‘comitato’ che riprenda idealmente l’attività del Comitato Fiera, che nella metà degli anni Settanta seppe imprimere con forza la partecipazione dei pratesi alla vita cittadina, ma che operi per tutto l’anno.” Conclude Bellandi. “Certo meglio sarebbe che il rilancio del centro storico fosse al centro di una discussione pubblica – e soprattutto partecipata! - più ampia sul futuro della città, che ancora manca!”

Sinistra RossoVerde Prato

“Il modello del Social Housing per risolvere l’emergenza abitativa”

Querci (Udc): “Il modello del Social Housing per risolvere l’emergenza abitativa”

da notiziediprato

case Una terza via per risolvere il problema casa ed il ritorno ad una cassa di risparmio dei pratesi. È quanto auspica Francesco Querci, capogruppo dell’Udc in Provincia. “Il problema della casa - sostiene -non è più affrontabile a lungo termine secondo lo schema classico del mercato immobiliare per i percettori di stipendio, e dell’edilizia pubblica residenziale per le classi povere della società”. Per questo l’esponente centrista rilancia una proposta, già lanciata ai tempi della campagna elettorale per le amministrative 2009 “C’è bisogno di una terza via, che integri quella ordinaria del mercato e quella straordinaria dell’edilizia pubblica, e questa via si chiama Social Housing”. E specifica Querci “L’abitazione sociale ha come riferimento non le classi più povere, ma le nuove classi sociali intermedie, legate all’ingresso nel mondo del lavoro (studenti e ricercatori universitari, giovani single o coppie con lavori interinali ed in mobilità) e all’uscita dal mondo del lavoro (che non hanno potuto accumulare riserve per il bene casa), alla mobilità lavorativa (terziario avanzato e dei servizi) e alle necessità di assistenze socio-assistite, infine all’immigrazione”.
Due gli strumenti politici da attivare: “un Fondo di Investimento Etico per il recupero di immobili o per la loro costruzione, ed una Fondazione per il Social Housing capace di gestire l’investimento e l’abitare, da affiancare all’Edilizia Residenziale Pubblica”. Con una possibilità d’intervento immediata nella materia da parte della Provincia di Prato “tramite il Pin. e lo stesso Creaf - prosegue nella nota - potrebbe ben promuovere studi, ricerche e progetti pilota su di un moderno social housing in una delle realtà sociali più in fermento dell’Italia”. Querci lancia un’idea anche per promuovere lo sviluppo economico: “Bisogna stimolare, poi, tutte le forze imprenditoriali pratesi, e questo va nella direzione di reincardinare a Prato un istituto di risparmio e di credito dei cittadini”. Tutto questo in un’ottica di dialogo politico molto caro all’Udc “Se in Provincia e se a Prato vogliamo sviluppare un nuovo modello di politica sociale, frutto del dialogo tra maggioranza ed opposizione, credo che ci sia la ricchezza e la possibilità per mettersi ad un tavolo e individuare percorsi condivisi”. (c.a.p.)

La politica sociale del Comune e della Provincia di Prato

Vorrei entrare nella questione sollevata dal Consigliere Biffoni, ripresa dall’Assessore Silli circa il problema sociale dell’integrazione, nonché dal Consigliere regionale Magnolfi.
L’”integrazione sociale” è entrata nell’era dello “sviluppo sostenibile” e questo “sviluppo” non può essere altro che “integrale”, non ci possono essere differenze di principio fra cittadini italiani e stranieri nel mondo globalizzato; ed è affrontabile su area vasta.
Resta supremo il valore della persona e questo non esclude affatto il rigore nel far rispettare regole e norme, ma ciò senza fratture nella società con nuove insopportabili regole.
Sempre di più la nostra società e, dunque, Prato dovrà imparare a convivere con situazioni di crisi che metteranno in discussione modelli di convivenza consolidati. Le risposte migliori arriveranno da sistemi aperti in cui i valori – non messi in discussione – saranno la solida base delle diversità culturali, etniche, religiose, generazionali.

Il problema della casa non è più affrontabile a lungo termine secondo lo schema classico del “mercato immobiliare” (privato), per i percettori di stipendio, e dell’“edilizia pubblica residenziale” (pubblico), per le classi povere della società (ISEE). Gli stipendi non sono più rapportabili ai valori degli immobili e le risorse delle Pubbliche Amministrazioni non sono più capaci di ristabilire un giusto equilibrio fra chi possiede e chi non può avere un bene primario quale quello dell'abitazione di proprietà.
C’è bisogno di una “terza via” che integri quella ordinaria del mercato e quella straordinaria dell’edilizia pubblica, e questa via si chiama “Social Housing”. L’“abitazione sociale” ha come riferimento non le classi più povere, ma le nuove classi sociali “inter-medie”, legate all’ingresso nel mondo del lavoro (studenti e ricercatori universitari, giovani single o coppie con lavori interinali ed in mobilità) e all’uscita dal mondo del lavoro (che non hanno potuto accumulare riserve per il bene casa), alla mobilità lavorativa (terziario avanzato e dei servizi) e alle necessità di assistenze socio-assistite, infine all’immigrazione.

Se in Provincia e se a Prato vogliamo sviluppare un nuovo modello di politica sociale, frutto del dialogo tra maggioranza ed opposizione, credo che ci sia la ricchezza e la possibilità per mettersi ad un tavolo e individuare percorsi condivisi.

Credo che la crisi ci spinga anche a questo, mentre dobbiamo dare nuove risposte, concrete e percorribili, come un Fondo di Investimento Etico per il recupero di immobili – o per la loro costruzione – ed una Fondazione per il Social Housing capace di gestire l’investimento e l’abitare, da affiancare all’Edilizia Residenziale Pubblica.
Stimolare, poi, tutte le forze imprenditoriali pratesi, va nella direzione di re-incardinare a Prato un Istituto di Risparmio e di Credito dei Cittadini.
La Provincia di Prato – tramite il P.I.N. e lo stesso CREAF – potrebbe ben promuovere studi, ricerche e “progetti pilota” su di un moderno social housing in una delle realtà sociali più in fermento dell’Italia; in cui la mobilità già presente e dove l’immigrazione, con problemi di affitto e di mutui non pagati, sono sempre in aumento, mentre le giovani generazioni – così come le vecchie – sono in cerca di sistemazioni non potendo accedere al mercato immobiliare, quanto all’edilizia pubblica popolare.

Per questo motivo non sono ammissibili politiche spot, lanciate in campagna elettorale, se non argomentate con una storia e con dei programmi seri.

In questo modo operiamo per l’interazione fra classi sociali diverse e l’integrazione fra cittadini italiani e stranieri, in altro modo ogni politica è votata al fallimento perché di piccolo respiro.

Francesco Querci
Segretario Comunale e Consigliere Provinciale Prato
Unione di Centro

giovedì 18 febbraio 2010

..notizie dal consiglio provinciale!!!


“Non esiste nessun allarme diossina nella zona rossa di Oste” a dare la buona notizia è stato ieri pomeriggio Stefano Arrighini, assessore all’Ambiente della Provincia di Prato. Nel corso di un question time sollecitato dal consigliere Pdl, Sergio Toccafondi la rassicurazione si pone come conseguenza delle verifiche eseguite dalla commissione tecnica istituita dalla provincia di Pistoia, che comprende al suo interno responsabili ambientali e sanitari anche della provincia di Prato. “Dai controlli prodotti al suolo per una profondità di 10 centimetri e dai 38 punti di monitoraggio sono emersi valori di diossina fra 1,8 e 2,4 nanogrammi per chilogrammo, contro un valore di legge per le zone residenziali fissato in 10 nanogrammi” ha affermato Arrighini.Una risposta tranquillizzante, stavolta dall’assessore alle Politiche sociali Loredana Ferrara, è stata data anche all’interrogazione del Pdl sulla carenza di una farmacia a Cantagallo: “La reperibilità notturna in vallata è garantita dai due punti presenti a Vaiano e a Vernio. Viene così rispettato il criterio della distanza massima di 15 chilometri, prevista dalla Regione Toscana per il nostro distretto”. Insoddisfatta la capogruppo del Pdl, Cristina Attucci: “Cantagallo è un comune distaccato con un popolazione non giovane” ha constatato “per questo sarebbe importante avere un punto farmaceutico nel comune, specialmente per la reperibilità dei farmaci di primo soccorso”.Centrale nel bilancio della giornata consiliare è stato l’intervento del presidente Lamberto Gestri, che ha illustrato gli obiettivi della sua recente missione in Cina, snodatasi in 4 tappe: Nanchino, Wenzhou, Shangai e Pechino. “Ho voluto dare un segnale politico di disponibilità al dialogo. Rivendico con una punta d’orgoglio di percorrere strade totalmente nuove, perché le soluzioni ai problemi legati al rapporto con i cinesi potrebbero aprire al distretto delle strade molto diverse”. In questa cornice un rinforzo nella strategia di Gestri del dialogo è stata la nomina di Giulin come suo consigliere speciale. L’imprenditore sino-pratese, che ha annunciato lo stesso Gestri “presenterà lunedì prossimo il progetto per la creazione di un polo espositivo di prodotti made in Italy a Nanchino”. Il canale principe per il dialogo resta, comunque, il tavolo istituito recentemente con alcuni rappresentanti del mondo produttivo cinese a Prato, elogiati dal presidente della provincia “hanno dimostrato una volontà a parlare di tutto, quindi, non solo di economia”. Sempre lunedì avverrà un nuovo momento di confronto “spero che parteciperanno anche nuovi soggetti istituzionali”. Meno idilliaca la versione dei rapporti col mondo cinese per Cristina Attucci “vorrei che si parlasse anche dei lati negativi col mancato rispetto dei diritti umani e della norme di tutela dei lavoratori: ci sono persone che dormono nei capannoni e bambini obbligati a lavorare. La provincia deve prendere visione della realtà territoriale ed attivarsi per eliminare questi episodi”.Il consiglio provinciale, sempre nella seduta di ieri pomeriggio, ha approvato il rinnovo della convenzione per la manutenzione delle caldaie domestiche con PubliEs, la società di proprietà al 70% di Consiag e per il 30% della provincia di prato. A favore si sono espressi Partito Democratico e Italia dei Valori, mentre l’opposizione si è astenuta a causa degli aumenti sulle tariffe per il controllo degli impianti, che restano comunque nettamente più rispetto ai comuni vicini dell’area fiorentina. Ad animare la seduta è arrivato in aula un minuto prima che il presidente del consiglio Maroso ordinasse il rompete le righe, un trafelatissimo Mario Tognocchi, consigliere dell’Italia dei Valori. Giusto in tempo per risultare presente ed accedere al relativo gettone di presenza.
Carlandrea Adam Poli

martedì 16 febbraio 2010

Partecipazione. Le consulte? Strumenti nati vecchi!

Quanto pesa la rappresentanza elettiva e quanto gli strumenti di partecipazione popolare specie di quelli spontanei (comitati e movimenti)?
Come si attua la partecipazione in una comunità?
Di seguito il comunicato di sinistra rosso verde, che evidentemente lamenta un difetto nel regolamento comunale che non prevede "ogni forma di partecipazione" dei cittadini.

COMUNICATO STAMPA


Partecipazione. Le consulte? Strumenti nati vecchi!
Bellandi: “Il centrodestra attiva le consulte, e in questo perlomeno si distingue dalla precedente amministrazione. Ma la partecipazione è tutt’altro!”

Renzo Bellandi, leader di Sinistra RossoVerde, interviene sull’istituzione delle consulte, promossa dalla giunta Cenni.
“Per il momento, la montagna ha partorito il topolino! L’amministrazione di centrodestra attiva alcune consulte, e pretende di farla passare come un grande passo avanti per la ‘partecipazione’. Peccato che non ci sia alcuna innovazione in merito agli strumenti, già previsti dal Regolamento del Comune di Prato. E’ anche vero che, perlomeno, si distinguono dalla precedente amministrazione, che si era ben guardata dall’attivarle! D’altra parte, la giunta Romagnoli non si è proprio distinta per l’ascolto dei cittadini!”
“Certo che mantenere inalterato il sistema di accesso alle consulte lascia inevitabilmente fuori tutti quei soggetti ‘non formali’ quali i comitati e i gruppi spontanei. Eppure, è da questi che è venuta la più forte spinta verso la creazione di canali di ‘cittadinanza attiva’ e il maggior fermento a Prato. Senza contare che rimane inspiegabilmente fuori la questione urbanistica!”
“Nel complesso” conclude Bellandi “manca a questa come alla scorsa amministrazione una complessiva progettualità su quelli che possono essere efficaci canali di partecipazione!”
Sinistra RossoVerde Prato

Faenzi o non Faenzi «Oggi, questo o quello uguali sono».



Prato, 16 febbraio 2010 - «In Toscana non è possibile una coalizione di centrodestra, e non per lo strapotere del PD toscano; questo è il paradosso dell’attuale legge elettorale. Nel luglio scorso in Consiglio Regionale, fra PD e PDL, si è consumato l’ultimo "compromesso storico" siglato con la modifica della legge elettorale la quale, non solo riduce il numero dei futuri consiglieri, eliminando fra l'altro le preferenze, ma rende il Consiglio appannaggio di un bipolarismo offensivo e forzato per i cittadini toscani.
Mentre a Prato è sembrata possibile ed è diventata realtà un’alternanza in virtù della figura del candidato civico Roberto Cenni, in Toscana al contrario si è negata radicalmente la possibilità con un colpo di spugna tutto legislativo, optando per governatore su nomenclature interne ai due partiti, senza alcuna apertura e coinvolgimento degli alleati (o potenzialmente tali). Come pensa il PDL di avere una sola chance senza cercare di coinvolgere il massimo dei consensi e delle forze politiche su un candidato condiviso?
Bisognerebbe che il Sindaco di Prato si candidasse a Presidente della Regione Toscana, ma di fatto anche questa ipotesi avrebbe le gambe corte perché le vere alternanze non si costruiscono su di un bipolarismo manipolato, per spartirsi incarichi e soprattutto per condividere politiche, come quelle dei termovalorizzatori, dietro le quali ragguardevoli interessi frenano ogni velleità di cambiamento e di indirizzo socio-economico.
Il dato politicamente saliente di queste elezioni regionali è che, mentre la Lega è concentrata ad ottenere il massimo dei consensi in termini percentuali, ma non di governance, il Popolo delle Libertà ha definitivamente firmato l’accordo per restare all’opposizione, grazie alla politica dei "tre forni" che lo vede "sposato" con la Lega al Nord, con l'Unione di Centro al Sud, ed in Toscana con il PD portandogli in dote la tanto agognata alternanza, tenendosi la difesa dei termovalorizzatori.
In una Toscana, svenduta o meglio spartita fra i due maggiori partiti, al "centro" si può restare da soli, non solo per testimoniare, ma anche per governare con chi sarà migliore politicamente. Oggi, questo o quello sono uguali. Francesco Querci, Segretario Comunale e Consigliere Provincia di Prato Udc».

Consiglio: Mercoledi 17/02/2010

segnaliamo:

INTERPELLANZA presentata dal Consigliere Francesco Querci, Capogruppo del Gruppo Consiliare UDC (Unione di Centro) su “Politica per l’ambiente/Piano Provinciale per la gestione dei rifiuti - CENTRO PER IL RICICLO”

sabato 13 febbraio 2010

Monica Faenzi a Prato

Lunedi 15.02.2010 il candidato del Pdl alle prossime regionali, l'on. Monica Faenzi, sarà presente a Prato alle ore 10.30 al mercato di v.le Galilei e alle 12.30 in conferenza stampa presso la sede del Pdl in Piazza Mercatale
Alle ore 21.00 presso l'Hotel Palace si terrà un incontro riservato a dirigente ed eletti!!