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mercoledì 10 novembre 2010

Domani Prato, un laboratorio di idee proiettato al futuro.

pratoblog

Prato, 10 novembre 2010 - Una data importante quella scelta dal Comitato Promotore per l'inaugurazione dell'associazione Domani Prato. Ieri ricorreva infatti l'anniversario della caduta del muro di Berlino e non a caso una foto di quel 9 novembre 1989 accompagnava il manifesto di questa nuova associazione composta in prevalenza da giovani. In un momento storico in cui la crisi ha ormai investito il nostro Paese in tutti i settori, il Comitato Promotore dell'associazione culturale Domani Prato si rivolge a tutti coloro che hanno ancora voglia di credere in un cambiamento fatto dalle persone.
E così ieri sera centocinquanta persone si sono ritrovate al Convito per l'inaugurazione dell'associazione ed alla quale in molti hanno già aderito. Molti giovani, tante donne, allo stesso tempo, hanno dato un segno di novità, di ricrescita, assieme a chi proviene dal mondo partitico, dal mondo civico o dei comitati o dall'essere semplicemente cittadino interessato al bene comune.
«Tutte persone che hanno il coraggio di capire che la crisi è anche portatrice di progresso, che è nelle difficoltà che l'uomo riesce sempre ad esprimere il meglio di se stesso - dicono al Comitato -. Domani Prato vuol essere un modo nuovo di pensare e di credere nella nostra città e nella Nazione certi di poter apportare un importante contributo alla crescita culturale e politica della nostra comunità. Un laboratorio di idee proiettato al futuro».
Dopo la serata di ieri sera seguiranno incontri a tema sul nostro territorio e non solo; l'agenda che verrà costruita da coloro che già dai ieri sera hanno aderito al comitato promotore e dalla successiva assemblea costitutiva che seguirà nelle prossime settimane. Del Comitato promotore fanno parte Matteo Nincheri, Barbara Di Mastrorocco, Lorenzo Marchi, Lisa Taiti, Agnese Papi, Enrico Meucci, Marco Tarelli, Filippo Boretti, Simone Goti, Agnese Papi, Maria Bessi, Sara Ricciarelli, Paolo Parretti, Francesco Querci e tanti altri. Chi è interessato a partecipare potrà contattare Matteo Nincheri (3386810249) oppure Francesco Querci (3929128323).

mercoledì 7 aprile 2010

Le priorità del New York Times, le lobbies, il Papa e i Pulitzer de noantri.

ricevo e pubbllico:

Le priorità del New York Times, le lobbies, il Papa e i Pulitzer de noantri.

Di Giacomo Fiaschi Tunisi, 27 Marzo 2010.


"Il motivo che spinge le istituzioni ebraiche a sostenere ancora a spada tratta le screditate politiche di questa amministrazione fallimentare non è certo un segreto.
Il loro scopo principale, che sovrasta qualsiasi altra considerazione, è la difesa di Israele. Questa idea fissa le lega sempre più strettamente a una Casa Bianca che si è identificata con la lotta contro il terrorismo islamico. Questa lotta ha prodotto esiti catastrofici per l'umanità, ma questo non è motivo di preoccupazione per le istituzioni ebraiche."
8 dicembre 2006, Dichiarazione di J.J. Goldberg, direttore di Forward (il principale settimanale ebraico negli Stati Uniti)

Che il NY Times rappresenti, più che un giornale, una vera e propria istituzione, o meglio l’interfaccia con il grande pubblico di quel ristretto contesto liberal-chic all’interno del quale, sin dalla sua fondazione, nel 1851, maturavano le idee e i propositi progressisti, lo sappiamo bene tutti. Il giornalista Henry Jarvis Raymond, fondatore con George Jones della Raymond, Jones & Co., la società che diede vita al NY Times, era membro della New York Assembly, e sostenitore del partito Whig, che riproponeva le stesse istanze dell’omonimo partito inglese dell’epoca. Il giornale nacque, dunque, in un contesto lobbistico, fortemente politicizzato e con l’obiettivo di dare velocemente visibilità, spazio e popolarità ad un pensiero che, diversamente, per propagarsi negli strati sociali più estesi, avrebbe faticato non poco e, soprattutto, avrebbe avuto bisogno di molto, moltissimo tempo.
Non desta, perciò, meraviglia che le lobbies americane dei nostri giorni continuino ad utilizzare una certa stampa e i media in generale per portare avanti i loro interessi: tutto ciò fa parte della loro migliore e più genuina tradizione.
Che sia questo il retroscena dell’attacco mediatico, tanto poderoso quanto insulso, che ha visto impegnato il NY Times in questo assalto alle mura leonine?
Cerchiamo di capirci qualcosina. Non è poi tanto difficile. Basta dare un’occhiata a Wikipedia. Vediamo un po’ cosa ci racconta:
Nel corso del 2007 la sede del Times è stata trasferita dallo storico edificio sulla 43a strada al nuovo grattacielo di 52 piani sull'ottava avenue disegnato da Renzo Piano e del quale il giornale possiede circa il 58%. Un anno dopo il trasferimento la testata ha clamorosamente annunciato di avervi messo un'ipoteca di 225 milioni di dollari.
Alcune modifiche hanno interessato nello stesso periodo anche il giornale: il formato è stato ridotto, alcune sezioni sono state riorganizzate e soprattutto si è cominciato a preparare la risposta alla sfida che nel 2008 è stata lanciata dal nuovo Wall Street Journal di Rupert Murdoch, allo scopo di spodestare il NYT dal ruolo di quotidiano principale degli Stati Uniti. Oggi il grattacielo sede del NYT è al centro di una grossa operazione finanziaria, che ha l'obiettivo di reperire la liquidità necessaria soprattutto per azzerare l'indebitamento a lungo termine della casa editrice del quotidiano. Ventuno dei 52 piani dello stabile verrebbero acquistati per 225 milioni di dollari dal gruppo finanziario WP Carey. Trascorsi 10 anni, il Times potrà riacquistare parte dell'immobile alla stessa cifra incassata per il primo passaggio di proprietà. Nel frattempo pagherà un canone annuo variabile che, per il primo anno, ammonterà a 24 milioni.
Il 5 gennaio 2009 il NYT ha per la prima volta venduto uno spazio pubblicitario sulla prima pagina, da sempre considerata lo spazio informativo più importante del giornale. Si tratta di una striscia a colori di 6 cm, ceduta alla rete televisiva CBS. La decisione è stata presa per contrastare la crisi economica che ha colpito anche il prestigioso quotidiano.

Insomma, dal punto di vista finanziario, non è che le cose, al NYT, vadano poi così tanto bene.
Facciamo, ora, l’ipotesi che un personaggio che gode di visibilità e buona fama mondiale dica qualcosa che non sia piaciuto troppo a qualche soggetto bene in carne dal punto di vista finanziario. Mettiamo il caso che questo soggetto non solo non sia estraneo alla tecnica lobbistica, ma che sia, anzi, un vero e proprio maestro nell’arte del complotto lobbistico. E’ naturale che questo soggetto, per colpire quel personaggio, tiri fuori gli attrezzi del mestiere e dia il via ai lavori dell’arte in cui eccelle. Lo scopo è chiaro e comprensibilissimo: quello di mettere in forse la sua buona fama, e di fargli crollare addosso il peso della stessa visibilità mondiale di cui gode.
Fin qui ci siamo. Ora proviamo a immaginare cosa succederebbe se al Papa, personaggio che gode di visibilità mondiale, saltasse in mente di beatificare Pio XII. Figuriamoci se a qualche bel soggetto che appartiene a quella piccola parte di istituzioni ebraiche, vere e proprie lobbies, anzi lobbies per eccellenza, di cui parla Goldberg, sfugge l’occasione di tentare il colpaccio.
Esiste questo collegamento fra NYT e lobbies nel caso dell’attacco al Papa? Forse no, ma abbiamo dimostrato che non è inverosimile, e nemmeno improbabile. Per poter affermare con certezza che c’è stato, bisognerebbe avere in mano le prove, e per avere in mano le prove bisognerebbe disporre dei mezzi finanziari per poter sostenere ricerche appropriate che permettano di entrare in possesso di documentazione seria. Possibilmente molto più seria di quella che son riusciti a mettere insieme, raffazzonando mezze verità e menzogne totali, i giornalisti del NYT andando a giro a raccattar spazzatura nelle sacrestie di mezzo mondo.
Noi, che non abbiamo nessuna lobby che ci finanzia, non possiamo permetterci quello che si son permessi di fare i giornalisti del NYT. Perciò non facciamo affermazioni, lasciando all’intelligenza del lettore ogni considerazione in merito alla vicenda.
Di sicuro possiamo dire che, se si osservano i fatti sotto questo punto di vista, esiste più d’un motivo per nutrire qualche ragionevolissimo dubbio sulla genuinità di questo modo di fare informazione.
Per quel che riguarda il giornalismo nostrano, casereccio assai e certamente un po’ sgangherato al confronto di quello più blasonato del NYT, bisogna osservare che non manca chi, sul tema, riesce a far la sua bella figura. Come ha fatto, per esempio, Vittorio Feltri quando ha affermato che non gode di protezioni in quanto non è un prete pedofilo. Grazie a questa sua dichiarazione spontanea, adesso tutti finalmente sappiamo con certezza che Feltri non è un prete. Roba, questa, da Premio Pulitzer, altro che NYT!
E’ noto a tutti l’impegno di Benedetto XVI nel far luce e nel voler risanare a fondo la piaga della pedofilia che si è manifestata anche nel mondo ecclesistico. Se tutti i responsabili, dai capi di stato o di governo sino al presidente dell’ultima associazione, prendessero esempio da lui è fuori dubbio che questo problema troverebbe soluzioni molto più efficaci di quelle che, purtroppo, sono state trovate sino ad oggi. E’ risaputo, infatti, che una poderosa percentuale dei casi di pedofilia si consuma all’interno dei nuclei familiari, e che da questo vergognoso vizio non è esente nessuna categoria sociale. Il fatto che ci siano stati preti che si sono macchiati di questo crimine è cosa nota, alla quale è stato dato, peraltro, gran risalto su tutti i media. Meno si è fatto, e si sta facendo, altrove, dove, magari potrebbe esser fatto molto di più e dove sarebbe opportuno e necessario intervenire con modalità e mezzi di gran lunga più idonei a sanare a questa piaga. Per esempio poco o nulla è stato fatto per combattere il cosiddetto turismo sessuale, tuttora vivo e vegeto, che vede coinvolte e interessate vere e proprie organizzazioni transnazionali specializzate nel trarre profitti da questo traffico.
Appare, quanto meno, strano che il NYT, in un contesto generale simile, abbia scelto di scagliarsi proprio contro il Papa, che con la pedofilia c’entra solo per la sua presa di posizione di condanna chiara, netta e intransigente. Se il NYT avesse messo le stesse risorse a disposizione della guerra contro chi organizza il turismo sessuale, del quale le prime vittime in assoluto sono i bambini, avrebbe certamente fatto qualcosa di più utile a combattere la pedofilia e ad informare i propri lettori su qualcosa di tristemente reale e drammaticamente attuale.
Ma, evidentemente, il NYT ha, in questo momento, ben altre priorità.

giovedì 25 marzo 2010

Sui talk show televisivi relativi all'informazione politica

DURA LEX
In base a quanto stabilito dall'art. 2 l.n. 28/2000 ed al distinguo operato, agli effetti del rispetto del principio della par condicio da parte delle emittenti private, fra "programmi di informazione" e "comunicazione politica radiotelevisiva", non è consentito applicare ai primi la disciplina dettata per la seconda.


Con ordinanza 12 marzo 2010 n. 1180, la Sezione Terza Ter del TAR del Lazio ha ritenuto, ad una prima delibazione sommaria, non sprovviste di fondatezza le censure dedotte avverso la delibera n. 25/10/CSP dell'Autorità per la vigilanza nelle comunicazioni, recante disposizioni di attuazione della disciplina in materia di comunicazione politica e di parità di accesso ai mezzi di informazione relative alle campagne per le elezioni regionali provinciali e comunali fissate per i giorni 28 e 29 marzo 2010, nella fase successiva alla presentazione delle candidature.


In particolare, il TAR del Lazio ha concentrato l'attenzione sulla parte della citata deliberazione in cui, in violazione dell'art. 2 L. 22 febbraio 2000 n. 28 e del distinguo operato, agli effetti del rispetto del principio della par condicio da parte delle emittenti private, dal giudice delle leggi fra "programmi di informazione" e "comunicazione politica radiotelevisiva", è stata ritenuta applicabile ai primi la disciplina dettata per la seconda.


Al riguardo, va ricordato che l'art. 2 della citata legge n. 28 del 2000 (recante disposizioni per la parità di accesso ai mezzi di informazione durante le campagne elettorali e referendarie e per la comunicazione politica) in tema di comunicazione politica radiotelevisiva, stabilisce che:

  • >>> le emittenti radiotelevisive devono assicurare a tutti i soggetti politici con imparzialità ed equità l'accesso all'informazione e alla comunicazione politica;
  • >>> s'intende per comunicazione politica radiotelevisiva ai fini della presente legge la diffusione sui mezzi radiotelevisivi di programmi contenenti opinioni e valutazioni politiche. Alla comunicazione politica si applicano le disposizioni dei commi successivi. Esse non si applicano alla diffusione di notizie nei programmi di informazione;
    >>> è assicurata parità di condizioni nell'esposizione di opinioni e posizioni politiche nelle tribune politiche, nei dibattiti, nelle tavole rotonde, nelle presentazioni in contraddittorio di programmi politici, nei confronti, nelle interviste e in ogni altra trasmissione nella quale assuma carattere rilevante l'esposizione di opinioni e valutazioni politiche;
  • >>> l'offerta di programmi di comunicazione politica radiotelevisiva è obbligatoria per le concessionarie radiofoniche nazionali e per le concessionarie televisive nazionali con obbligo di informazione che trasmettono in chiaro. La partecipazione ai programmi medesimi è in ogni caso gratuita;
  • >>> la Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, di seguito denominata «Commissione», e l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, di seguito denominata «Autorità», previa consultazione tra loro e ciascuna nell'ambito della propria competenza, stabiliscono le regole per l'applicazione della disciplina prevista dal presente articolo.

Per l'efficacia delle disposizioni di cui al citato articolo 2 l.n. 28/2000, occorre tenere presente quanto stabilito dall'art. 11-septies della medesima legge, aggiunto dall'art. 1, L. 6 novembre 2003, n. 313, mentre le regole di cui all'articolo 2 sono state stabilite con Del.Comm.Vig.Rai 21 giugno 2000, con Del.Aut.gar.com. 22 giugno 2000, n. 200/00/CSP, e con Provv. 18 dicembre 2002.

mercoledì 10 marzo 2010

La lega Nord e la Chiesa cattolica: storia di un rapporto strumentale

TOCQUEVILLE-ACTON
Centro Studi e Ricerche
Come cappello introduttivo al post usa la seguente frase dell’autore, che lo stesso mette in calce al suo articolo: “le modesta riflessione sulla questione politica settentrionale a margine della pretesa egemonia culturale leghista invita noi del Centro Studi Tocqueville-Acton ad interrogarci sul rinnovato problema politico dei cattolici, che va ben oltre la questione delle alleanze alle prossime elezioni regionali, ma investe la capacità del variegato mondo cattolico di rappresentare un fermento vivo nella società civile, promuovendo una cultura della vita, della libertà e della solidarietà”.

La lega Nord e la Chiesa cattolica: storia di un rapporto strumentale

(Una versione ridotta è stata pubblicata dal quotidiano “Il Riformista” del 5 marzo 2010) di Paolo Asolan – Flavio Felice La dura posizione del prof. Introvigne nei confronti del partito di cui Pierferdinando Casini è il leader: l’UDC, reo di aver stipulato un’alleanza elettorale in Piemonte con la sinistra radicale e libertaria guidata dalla presidente uscente Bresso, ci invita a riflettere sulla questione settentrionale, alla luce del consolidamento della Lega Nord nella società civile, della sua posizione di forza nell’alleanza di centro-destra e delle prospettive culturali che sembrerebbero essere caratteristiche peculiari di tale forza politica. In modo opportuno, Introvigne scrive nel suo articolo su “Libero” del 18 febbraio 2010: “L’UDC in Piemonte ha scelto la sinistra perché, se con la presidente uscente del Partito Democratico Bresso, c’è dissenso sui problemi etici, il dissenso con il candidato di centro-destra Cota in materia di accoglienza agli immigrati è più forte”. La tesi di Introvigne è chiara e la critica che da essa si evince è legittima: ma per un cattolico non dovrebbero venire prima la difesa e la promozione della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo ed una donna? Premesso che oggetto del nostro articolo non vuole essere la discussione intorno alle alleanze dell’UDC, crediamo che proprio gli studi di Introvigne sul rapporto tra religione, società e politica ci possano guidare nella riflessione sulla questione settentrionale alla luce dei tre punti appena elencati. In particolare, faremo riferimento a due saggi che il professor Introvigne ha scritto qualche anno fa: “Dai partiti tradizionali alle leghe: ‘religione civile’ e identità politiche in Italia” e “L’ethos italiano e lo spirito del federalismo”. Non si tratta di una recensione scientifica agli importanti lavori del professore, ma di una modesta riflessione giornalistica che intendiamo porre all’attenzione dei lettori sul rapporto tra religione e politica, evidenziando alcuni punti problematici che emergono dalla cultura leghista, così come lo stesso Introvigne ebbe modo di sottolineare nei citati saggi. Esistono motivi per ritenere che l’attenzione dedicata dalla Lega alla religione cattolica non sia genuina né disinteressata, ma espressione di una debolezza che appare invincibile a più livelli (antropologico, morale, di cultura politica)? È cosa sana o anch’esso elemento di debolezza che la chiesa cattolica accetti di essere difesa e sostenuta (o, all’opposto, vituperata e contestata) da chi, come chiaramente afferma Introvigne, non troppi anni fa, incitava “i popoli del Nord” al protestantesimo (contro la chiesa di Roma: “potremmo suggerire a tanti cittadini del Nord Italia di non guardare più a Roma, nemmeno per la religione. Ma di guardare […] ai civilissimi Paesi protestanti che credono in Dio e in Gesù Cristo ma non riconoscono l’autorità del papato”) e al panteismo (contro “il Dio che ci raccontano a catechismo”: “Io ci credo, in Dio. È un Dio che sta dovunque, nell’acqua e nel fuoco, nell’aria che respiriamo. Come diceva Eraclito […] Penso che il mio sia una specie di panteismo” (U. Bossi con D. Vimercati, Vento del nord, Milano 1992)? È proprio inspiegabile o invisibile il passaggio evidentemente avvenuto nella Lega – stando alla terminologia inaugurata dalle tesi sulla religione civile di Bellah – dal sospetto verso il ruolo pubblico e sociale della religione (“i preti stiano nelle loro chiese […] lascino stare la politica”, cfr. supra) alla politica religiosa? Una prima, approssimativa, verifica della cattolicità della Lega potrebbe consistere nel comparare le posizioni espresse dagli esponenti della Lega circa i temi sociali, politici o culturali, con il dettato di fede e di ragione del Compendio della Dottrina sociale della Chiesa. Questo primo passo, in sé facile da compiere, è reso invece difficile dall’assenza (nella Lega) di un vero e proprio testo scritto analogo a ciò che il Compendio è per un cattolico. Il che significa quantomeno non teorizzazione o dichiarazione esplicita/previa di tutti quegli elementi che pre-vengono gli obiettivi da raggiungere con gli strumenti della politica: chi è l’uomo, in che rapporto sta con gli altri uomini, cos’è e a cosa serve il lavoro, il senso della proprietà, la destinazione ultima della vita umana, il significato dell’unione uomo-donna, i caratteri dell’educazione, il rapporto verità/libertà… In questo senso, esistono delle analogie inquietanti non solo per quel che riguarda l’armamentario delle camicie colorate (nera o bruna ieri, verde oggi), del sole preso a simbolo (uncinato ieri, padano oggi), dei riferimenti mitologici (le saghe nordiche e l’ideologia castale indù ieri, le radici celtiche e il dio Eridano oggi), del culto della personalità del capo carismatico, ma anche per ciò che fu la spinta iniziale almeno del movimento fascista: l’idea dell’azione. Nonostante Bottai e Gentile, è innegabile che l’elaborazione di una dottrina politica fascista sia stata consecutiva all’agire concreto, che invece si presentò come il dato primo. All’interno di tale “attivismo” (cfr. Bellah, Le cinque religioni dell’Italia moderna, p. 455) i filosofi organici elucidarono successivamente l’antropologia, la dottrina dello Stato, il modello educativo, il rapporto con la religione cattolica. Non poteva che essere così: tra teoria è prassi corre un rapporto di reciprocità dialettica. E così sembra accadere nella Lega: le sue posizioni teoriche (anche riguardo la religione) sono mutate e variano a seconda che l’agire concreto apra di volta in volta campi di azione nuovi, per i quali occorrano nuovi strumenti di lotta politica e una più complessa interpretazione del reale. Ne consegue, perciò, l’impressione di un uso strumentale e disinvolto della religione cattolica: religio instrumentum regni. Ne è esempio la questione dell’Islam: poiché ci si trova qui di fronte non soltanto a un’unica nazionalità straniera alla quale contrapporsi, e neppure a una diversa regione italiana di provenienza da disprezzare, ma a una religione, urge una religione da contrapporre, che abbia però – e questa è la novità rispetto al panteismo primordiale di Bossi – un corpus organico di dottrina, culto e morale, e che dunque possa reggere l’urto che viceversa una religione soggettiva o privatistica non può certo sperare di sostenere. Tale uso strumentale è anche giocoforza parziale, perché quel che interessa alla Lega non pare essere la totalità del cristianesimo o della Dottrina sociale della Chiesa, né tantomeno l’adesione alla persona di Gesù Cristo Figlio di Dio: ma soltanto alcuni elementi che – sedimentatisi, o comunque presenti, nell’ethos collettivo dei suoi elettori – intercettano consenso e voto popolare. Tale consenso non riguarda, prevedibilmente, aspetti esigenti della fede cristiana (fedeltà matrimoniale, correttezza fiscale, assoluto rispetto del prossimo) o l’unità anima/corpo presupposta dal cristianesimo (inseparabilità della dimensione spirituale della fede dalla sua espressione storica, sociale e culturale). In questo senso, la forma della fede protestante che seleziona secondo una libera interpretazione ciò che vale la pena credere senza sottostare necessariamente a un unico magistero vincolante o a una dottrina morale condivisa, pare effettivamente corrispondere al tipo di rapporto intrattenuto con la religione sostenuto dal movimento leghista. In questo senso, la Lega non è affatto “cattolica”, né pare difendere la forma cattolica della fede. Le tanto spesso evocate “paure” degli elettori della Lega (confuse talora moralisticamente e sbrigativamente con il razzismo e l’egoismo) sono in realtà le paure dei parlamentari e degli amministratori leghisti, i quali non trovano di meglio e di più sicuro nel confronto con le novità che tenersi saldamente aggrappati a quel che già sono, sanno e hanno. Non sono magari cristiani tutti d’un pezzo, elitari, ma certamente uomini e donne che sono stati battezzati e che (specialmente in mezzo agli impicci e ai problemi) si ricordano che Dio esiste ed è più grande di loro e magari potrebbe anche aiutarli. Non sono cioè ostili alla religione cattolica fintantoché questa va d’accordo con loro e sostiene le loro rivendicazioni. Nel momento in cui la fede esprime un’istanza di critica o di conversione della vita, allora le cose cambiano. In questo senso il modello di rapporto religione/politica inseguito dalla Lega è più un adattamento di vecchi schemi (o il perdurare di quegli schemi) che la proposta di un modello nuovo, effettivamente congruente con le sfide e la congiuntura attuale, elaborato considerando elementi di novità (globalizzazione, flussi migratori, emergenza di nuovi paesi leader come la Cina o l’India, crollo delle ideologie, crisi delle religioni di Chiesa, diffusa insufficienza educativa) sconosciuti fino a quarant’anni fa. Nell’immediato l’adattamento produce innegabili risultati, ma presenterà il conto sul lungo periodo, rivelandosi incapace di progettare e di governare davvero una società dove i vecchi schemi risulteranno magari non cattivi, ma inservibili. Infine, proprio perché è azione prima che teoria e/o ideologia, la Lega riesce molto bene nell’agire tipico dell’amministrazione comunale o locale in genere, dove l’azione può essere implementata direttamente e non soltanto pianificata o progettata secondo indirizzi generali (come deve fare un governo nazionale o europeo). Il pragmatismo rivendicato (e i successi conseguiti nel territorio) è effettivamente una virtù riconosciuta e apprezzata, figlia di questo rapporto sbilanciato tra teoria e prassi. Questo radicamento territoriale appare talora figlio di un’infiltrazione nella rete delle parrocchie: tutti (o quasi) gli amministratori leghisti partecipano alle sagre o ne creano di secolarizzate, venerano il patrono e la storia locali, finanziano restauri delle chiese e dei musei di arte sacra, chiedono la benedizione della scuola o dell’ufficio comunale da inaugurare al parroco o al vescovo. Spesso offrendo gratuito sostegno logistico e coinvolgendo nelle proprie attività la gente delle parrocchie, la Lega svuota da dentro la struttura organizzativa e capillare della chiesa, affiancandosi fino a sostituirsi ad essa in quanto struttura creatrice di simboli e di appartenenza. Ma non sarà che tanta passione per il Crocifisso e per il presepio fanno lo stesso gioco: usando preoccupazioni, parole e argomenti affini a quelli cristiani, la Lega vuole in realtà allontanare il popolo dalla Chiesa? Tale modesta riflessione sulla questione politica settentrionale a margine della pretesa egemonia culturale leghista invita noi del Centro Studi Tocqueville-Acton ad interrogarci sul rinnovato problema politico dei cattolici, che va ben oltre la questione delle alleanze alle prossime elezioni regionali, ma investe la capacità del variegato mondo cattolico di rappresentare un fermento vivo nella società civile, promuovendo una cultura della vita, della libertà e della solidarietà.

martedì 9 marzo 2010

in libreria “Crocevia” la rivista culturale edita da Prato Cultura

Torna in libreria “Crocevia” la rivista culturale edita da Prato Cultura, cooperativa fondata dalla Diocesi di Prato. Già da questa settimana sono disponibili, presso la libreria Cattolica e la libreria Mondadori di Prato, gli ultimi due numeri del trimestrale noto per la profondità delle sue riflessioni pastorali, sociali e politiche.

Il numero doppio 7-8, intitolato PratOspettive, riflette sulle capacità del ceto dirigente locale di costruire strategie per affrontare con scelte di lungo respiro i capitoli più stringenti della crisi pratese.

L'editoriale è affidato al priore di San Miniato al Monte, Don Bernando Francesco Maria Gianni, che analizza la figura del poeta come profeta nella misura in cui riesce a leggere la sofferenza del corpo, sacrificato per amore. Silvia Pieraccini, giornalista de “Il Sole 24 Ore” ed esperta del distretto parallelo cinese, passa al setaccio i numeri dell'immigrazione orientale, al centro negli ultimi mesi di accese polemiche anche fra gli amministratori locali. Sostanziosi gli stimoli ed i punti di vista per l'analisi politica: Francesco Querci, capogruppo dell'Udc in provincia, illustra il sistema tripolare del professor Zamagni, strutturato attorno la compartecipazione di pubblico, privato e civile per battere la crisi. In tema di enciclica “Caritas in Veritate” Emilio Barucci, figlio del più noto Piero Barucci, si interroga sul ruolo dell'etica nell'economia, mentre Filippo Coralli ci conduce attraverso stralci di lettura sui temi di sussidiarietà, economia di mercato e poliarchia.
Nicola Oliva, consigliere comunale del Partito Democratico, sviluppa una pratospettiva per il suo partito, delineando un futuro democratico ispirato all'esperienza di F.D. Roosevelt.
Ampio spazio alla riflessione religiosa con l'elogio della bellezza del Duomo di Virginia Barni, l'origine della cristianizzazione della valbisenzio di Adriano Rigoli e l'intervento di mons. Brunero Gherardini sulla figura di Karl Barth, il più grande teologo riformato dai tempi di Giovanni Calvino, autore della “teologia dialettica”.

Nel numero 9-10, ultimo del 2009, centrale è l'Appello per la Città e per il bene comune, col quale si auspica il superamento dello scontro bipolare, ritenuto inefficace alla soluzione dei problemi che sta attraversando Prato; tutto ciò in favore di una governance del dialogo, dove far prevalere il merito ed il bene della città rispetto alle logiche del potere e delle clientele.
Sul bene comune si esercita anche la riflessione di Nicola Oliva che chiede di non uscire dalla crisi semplicemente con la fretta e con la paura. Doppia analisi a cura di Daniela Toccafondi e di Cristiano Maria Ciani sulla questione cinese, rispettivamente dall'angolo di osservazione dell'abbraccio soffocante del distretto parallelo su quello tessile pratese e dal sistema di schiavitù svelata nell'immigrazione orientale; sulle forme di schiavitù moderna si sofferma padre Damaso Masabo, con un intervento tenuto per l’ordine forense di Prato.
Molti i contributi all'analisi sociale e culturale: Irene Sanesi affronta l’interessante questione dell’economica dell’arte, sintagma che svela forti potenzialità di sviluppo per Prato e il suo territorio, Franceesco Querci fonda la questione “ambientale” su di un sano eco-ottimismo, ben diverso dai catastrofici messaggi dell’ambientalismo ideologico, Benvenuti e Bessi si soffermano sulla risorsa rifiuti e il valore del nascente Parco della Piana, Bilotta apre, invece, una riflessione sul fumetto quale arte e cultura della società contemporanea. A chiudere in un crescendo di approfondimenti è don Lorenzo Lenzi con una lettura dettagliata della situazione religiosa della Diocesi di Prato.

martedì 2 febbraio 2010

Una stagione meravigliosa (di Lisa Taiti)



Una stagione meravigliosa

La seggiovia avanzava lenta e si vedevano tutti i prati fino in cima, puntolini che scendevano sempre più rapidi e diventavano via via più grandi fino a definire figure umane con gli sci, in una giornata limpida e allegra. Ogni sasso, ogni alberello era perfettamente visibile nei suoi contorni fino a che l’occhio poteva guardare. Mio padre e mia madre, appollaiati sulla seggiovia, osservavano i puntolini, anche oltre il tracciato della pista, più a destra, verso un burrone.

- Ma te guarda quegl’incoscienti sul tetto di quella casina laggiù, a un metro dal burrone, ma che sarà questa cosa di voler fare i fuori pista…
- Secondo me non è pericoloso, fa solo effetto a vedersi, il burrone non è così vicino.
Mia madre aguzza la vista, a differenza del babbo non ha bisogno di occhiali nemmeno per leggere. Il babbo, intanto, rincara la dose.
- Ma quanto saranno imbecilli?! Ma quanti sono, tutti lì a prendere il sole!
Mia madre, con voce ferma e garbata:
- Marcello, meglio se stai zitto.
- Ma li vedi, se dopo sbagliano strada, a uscire da lì, quelli si fanno ma parecchio male!
- Marcello chetati.
- Ma che hai da ridire..
Mentre lo dice è abbastanza vicino da distinguere bene le sagome delle sue due figlie, con lo zio della moglie, ultrasessantenne, cugini vari e biscugini con fidanzate e senza, tutti tra i quattordici e, appunto, gli “ultrassessanta”.
Mio padre decide, saggiamente, di seguire il consiglio della mamma e tace. Se non accompagnava la mamma alla lezione di sci, alla stessa ora sarebbe stato in quel luogo, con quel gruppo lì e sicuramente avrebbe fatto l’incosciente anche lui.
La cosa mi sarà riferita dalla mamma, più tardi, se n’è accorta perfino lei che non correvamo alcun rischio, il babbo persiste nel suo silenzio stampa.
E’ il 1988 grosso modo, è Madonna di Campiglio, è forse la stagione più spensierata che abbiamo vissuto tutti quanti.
Ecco la settimana bianca di Pasqua, si partiva tutti insieme, tre o quattro famiglie, tre generazioni, tutti parenti (ogni tanto si affacciava qualche amico, ma in genere eravamo solo noi, che già eravamo tanti).
La generazione vecchia era costituita dagli zii più giovani della mamma, con le loro famiglie e le famiglie dei loro figli, cioè i miei biscugini, poi noialtri, io la mamma, il babbo, mia sorella. Le mie nonne all’epoca già ronzavano gli ottanta e, Versilia a parte, non si spostavano praticamente mai, faceva eccezione la zia della mamma, sorella zitella della nonna che viveva col fratellino e la famiglia di lui. Per la pace familiare, lo zio della mamma portava anche lei, una duchessa mancata, non fosse stato per il dettaglio che anche lei veniva dalla dura terra ma era stata la prima a dimenticarselo.
Quindi uno stuolo di adolescenti, poi ragazzi appena sopra i venti, i genitori ultraquarantenni e i loro zii sopra i sessanta, tutti quanti si partiva tutti gli anni per Pasqua e si andava a sciare.
Si andava per Pasqua perché c’erano le vacanze, perché la scuola non si poteva saltare, così come non si saltava la confessione del sabato santo e la Messa della domenica. Ci si portava dietro anche le uova da far benedire.
Intanto però si sciava, dalle nove di mattina fino a chiusura impianti, ogni giorno per tutta la settimana, prevalentemente ci si riversava sulle piste tutti insieme, formando un’armata brancaleone che copriva tutti gli stili di sciata possibile, da quelle artigianali della vecchia generazione autodidatta, a quelle più evolute di noi ragazzi, che avevamo preso lezione da piccini.
Ogni tanto il gruppo si sfaldava, i genitori si fidavano addirittura a mandarci da soli sulle piste nere, eravamo noi quelli che avevamo qualcosa da insegnare in materia e questo ci veniva tacitamente riconosciuto dalle stesse persone che avevano incoraggiato qualsiasi sport ci saltasse in mente di fare. Penso che ne fossimo orgogliosi, e un pochino anche loro lo erano (senza mai dirlo, guai), erano tra le piccole cose che avevamo imparato a fare grazie al loro lavoro, al loro progredire incessante in quegli anni, le piccole cose che sapevamo fare meglio di loro.
Tra i ragazzi più giovani, cinque o sei eravamo, nessuno di noi non aveva fatto la sua vacanza studio, scaraventato da qualche parte in Inghilterra nell’estate, mentre le nonne sgranavano rosari, che chissà dov’eravamo e che tempo faceva e che si mangiava. E se ci avessero visti ora, lassù in cima.
Stazionavamo in alberghi di lusso. Eravamo benestanti e lo sapevamo, o meglio, noi più piccoli forse ce ne rendemmo conto solo allora, contando le stelle accanto al nome dell’albergo, i nostri genitori stavano godendosi il loro boom economico, ma alla loro maniera, senza rinunciare alle loro regole, senza mai staccarsi troppo dai parenti-serpenti, croce e delizia di anni felici.
In effetti la nostra vita a casa era molto normale, le nostre case erano grandi, belle, ma nessuna di esse era stata tenuta a battesimo da un architetto, men che meno di grido, la parola “colf” ci era abbastanza sconosciuta, anche se qualcuno di noi vedeva ogni giorno, “la signora che aiuta la mamma” o “donna di servizio” (termini sempre sostituiti dal nome di battesimo, ci parevano quasi strani) che, quando non era una parente lontana, era una che ti aveva visto nascere.
Per la verità, per essere provinciali non davamo nemmeno tanto nell’occhio, si conservava tra noi una strana sobrietà nelle condotte, un’educazione che veniva da lontano, da tempi preistorici, quando era meglio dire una parola di meno che una di troppo, quando in chiesa si faceva silenzio e così via. Non che non si facesse chiasso, eravamo tanti e ci si chiamava, ci si radunava prima delle discese e ci si aspettava, però tutto sommato riuscivamo a tenere una certa discrezione.
Alla fine ci si sopportava anche piuttosto bene per essere così tanti, era il nostro modello di vacanza-per-tutti, modello non esportabile e non copiabile se non da personaggi come lo eravamo noi, imparentati nel sangue, diversissimi nelle anime, legati da un filo invisibile. Non era detto che il clan, infatti, andasse d’amore e d’accordo ogni ora del giorno (da bravi toscani, eravamo e siamo tutti abbastanza ruvidi), che non ci fossero discussioni tra parenti, idee divergenti, piccoli segreti di famiglia, cose che non ci si poteva spingere a dire perché-non-stava-bene, non c’era buonismo, né ipocrisia, alla fine penso che fosse una sana via di mezzo tra il senso pratico e la buona educazione.
Si migrava tutti insieme un paio di volte l’anno dal paesello, dove costutuivamo nuclei familiari distinti e relativamente riservati (quanto poteva permetterlo una rete di parenti così numerosa), alla montagna a primavera, poi d’estate tutti in Versilia, e lì si occupava quasi un intero stabilimento balneare, tra i parenti della mamma e quelli del babbo, cioè di nuovo suo zio e le sue cugine. Ogni famiglia si era acquistata oppure affittava la sua casa al mare. In un chilometro quadrato c’era un bel pezzo del paese. Un modello davvero arduo da esportare, quasi mi riesce difficile descriverlo, pare assurdo perfino a me, perché mentre lo descrivo mi sembra opprimente, mentre all’epoca era solo scontato.
Un periodo meraviglioso. Le stagioni si inseguono e tutto deve per forza cambiare, alcuni di noi crescono, altri invecchiano, altri ancora se ne vanno, e arrivano gli ultimi nati, ora quel gruppo, se si riunisse, sarebbe sterminato. Le persone si allontanano col tempo, come ci siamo un po’ allontanati noi, pur essendo quasi tutti ancora lì, capita che si soffra, è capitato e capiterà ancora.
Ecco cosa c’era di meraviglioso, sembrava tutto in movimento e tutto fermo allo stesso tempo, di fermo c’era la nostra certezza che tutto andava bene e tutto sarebbe sempre andato bene.
Ce la trasmetteva questa certezza, a noi piccoli l’età, quell’età che ti fa sentire immortale, ai nostri babbi l’aver costruito, anche da soli, anche con fatica, quel benessere, quel lusso, e la tranquillità nel vederlo ancora lì, alla loro portata, alla generazione prima la lontananza dalla guerra, dalle difficoltà, la lontananza da quei tanti lutti da tempo alle spalle, e la soddisfazione di esserne usciti vincitori, pieni di regali da dare ai figli e ai nipoti e a quelli dopo ancora, pareva che il ciclo non sarebbe mai finito.
Una magnifica illusione. Ma nella vita, quando va tutto bene, non ci si pensa mai che possa cambiare in peggio. E ci mancherebbe. Casomai il contrario, quando tutto va male, si vive e si spera ancora nel meglio e se non fosse così il genere umano si sarebbe estinto da un pezzo.
In questo mio racconto c’è una punta di malinconia e una di orgoglio. Un po’ perché quel tempo è passato, un po’ perché so che noi eravamo speciali, con tutte le nostre strambe usanze, le nostre armate brancaleone, le nostre sortite da provinciali in giro per il mondo. Anzi, non devo dire noi, devo dire loro, quel paio di generazioni lì che ci portavano e ci mandavano in giro, loro erano speciali, nel bene e nel male, speciali come lo fu quel periodo per tutti.

Lisa Taiti, Prato (assessore comune Montale)

sabato 30 gennaio 2010

Querci: IDV sbaglia su il dipinto del LIPPI

Leggo la critica IDV, anche piuttosto aggressiva, di Loredana Ferrara sull'acquisto del quadro di Filippino Lippi da parte del Comune di Prato.

Non si capisce se l'accusa è per l'acquisto del quadro o per la cifra spesa? Ci saprebbe dire quanto un quadro di Lippi "vale" oggi sul mercato? Quanto allora vale, usando lo stesso metro, una mostra sullo "stile dello zar", così come quella recentemente chiusa a Prato, con i fondi - si noti - dell'amministrazione di cui l'IDV fa parte?
Come è possibile misurare il valore di un'operazione culturale con il metro del "quanto speso" all'asta?
La riflessione che deve essere fatta è un'altra, cioè quella relativa al fatto se il Comune debba investire su Lippi, sull'immagine
della città legata a quel dipinto ed al suo impiego in una nostra mostra.
Anche per lo Stile dello Zar è stato speso dalla Provincia in modo ben superiore (sempre cifre a 6 cifre) con importi irrecuperabile tramite la biglietteria! Eppure ritengo che l'operazione abbia dato molto alla città, enormemente di più di quanto questa avrebbe ricevuto risparmiando nel non fare quella mostra.

Un dipinto del Lippi, non è un quadro comune, ma rappresenta parte della sua Prato e la sua storia. Chi digita, ad esempio, su google "Lippi", arriva subito a Prato.
Non si può misurare l'operazione del Comune sulla base del prezzo versato all'asta e, se l'asta, è salita significa che evidentemente il dipinto valeva! Non spetta a noi fare i critici d'arte e misurare i prezzi. Sta a noi decidere se merita investire su Lippi, che contiene indiscutibilmente, un valore aggiunto e superiore rispetto ad altre opere d'arte, senza pensare al valore aggiunto alla mostra in via di allestimento.
Con attacchi così incisivi e fuorvianti, si rischia solamente di mettere un freno allo sviluppo di un immagine di Prato, del suo sviluppo culturale, sul quale in campagna elettorale tutti abbiamo concordato e ciò, si sapeva, ha un costo, ma una resta nel tempo.
Resta da augurarsi che tale posizione dell'IDV resti isolata anche da parte dei suoi alleati.
Francesco Querci
Consigliere Provinciale UDC

segue articolo:

http://idvprato.blogspot.com/2010/01/cenni-spende-120mila-dollari-per-un.html
venerdì 29 gennaio 2010

CENNI SPENDE 120MILA DOLLARI PER UN DIPINTO E NULLA PER IL SOCIALE, E' UNA VERGOGNA

di Pasquale Petrella
PRATO – “Centoventimila dollari dei cittadini pratesi per comprare il Crocifisso di Filippino Lippi, un dipinto di 20x30 centimetri. E’ una vergogna”. A dichiararlo è la segretaria provinciale dell’Italia dei Valori, Loredana Ferrara, che ha letto con grande stupore e sgomento questa notizia che attribuisce al sindaco Roberto Cenni l’operazione su diretto invito del suo consulente Fabrizio Moretti, mercante d’arte.
“L’arte e la cultura non devono essere merce da mercanteggiare – ha aggiunto Ferrara – Vanno condivise e non pagate a suon di decine e decine di migliaia di euro soprattutto in questo momento in cui ai pratesi, e mi riferisco a quei tanti concittadini che stanno attraversando un brutto momento perchè senza lavoro e ai quali il Comune di Prato non è capace di dare un aiuto concreto. Sarebbe stato più opportuno investire quei centoventimila dollari in progetti diretti a sostenere il sociale, la sicurezza e, ovviamente il lavoro. Ma, evidentemente, questa giunta di centrodestra, composta in gran parte da imprenditori e professionisti, il paventato business di acquistare ad un’asta, un’opera che partita da 48mila dollari è stata sapientemente portata a 100mila perché il pollo da spennare, e cioè il Comune di Prato, tanto era disposto a spendere, è sembrato un affare. Centomila è una cifra che permette di calcolare bene le percentuali, così come quel 20 per cento per i diritti d’asta, senza voler aggiungere altro. E per farne cosa? In prospettiva ci sarebbe una mostra. Bravi, magari tenendo aperti i locali soltanto mezza giornata, come prevede il bando per il Cassero ed il Castello dell’Imperatore, voluto dall’assessore alla cultura Anna Beltrame”.
“Come mai il Comune non ha messo un euro nel Patto per Prato Sicura? Forse perchè Cenni non tiene alla sicurezza dei pratesi – conclude la segretaria IdV – A quando un investimento da centoventimila dollari anche per il mondo del lavoro dei pratesi? Quello che è stato fatto col dipinto di Lippi, è una vergogna e mi auguro che anche il Partito Democratico, fin troppo in silenzio anche su questo argomento, faccia sentire la sua voce di dissenso”.

mercoledì 13 gennaio 2010

Le comuni radici che ci legano all'egitto: morte e reazione

Il giorno in cui partecipavo alla visita di Magdi Cristiano Allam durante la quale, la sera, affrontava il problema dei cristiani in medio oriente, ricordandoci che questi sono i veri autoctoni dell'area (predominio fino al 700 e garanti dello sviluppo di quell'area), accadeva la strage dei cristiani copti durante la festa natalizia.

Una strage umana e culturale di persone da parte di estremisti/fondamentalisti che puntano all'odio e all'eliminazione del diverso!
Quali le responsabilità di predicatori di religioni superiori ed inferiori?
Quali le responsabilità dell' ISLAMICAMENTE CORRETTO da parte dell'Occidente?
Ogni uomo, politico e non, ha il dovere di difendere le nostre radici, approfondendo la proprio conoscenza delle radici cristiane in medio oriente. Radici ovvero cultura continuamente sotto attacco, senza ricevere alcuna assistenza da parte dell"Europa (s)Cristiana!

Ritengo dunque utile la presente lettura di una dichiarazione di un cristiano-egiziano:


E’ difficile che io scriva quando sono adirato o incollerito. Però oggi sento la necessità di scrivere anche se dentro di me mi sento ribollire. I copti egiziani hanno digiunato per quaranta giorni sino a oggi. Ieri, 6 gennaio 2010, si sono recati in chiesa per la preghiera che conclude il periodo di digiuno e avvia i festeggiamenti del Natale copto. Quegli egiziani, nostri compatrioti, si sono recati a pregare nella chiesa di Naga Hammadi, un villaggio a circa 700 chilometri a sud del Cairo. Dopo la preghiera si apprestavano a lasciare la chiesa per rientrare nelle loro case per consumare per la prima volta dopo sei settimane un pasto contenente della carne. Ma invece di trovare dei fratelli musulmani ad augurare loro buon Natale, hanno trovato altri egiziani come loro ad aprire il fuoco contro di loro ed uccidere otto loro connazionali! Invece di fare gli auguri, hanno ucciso! Invece di raggiungere le loro case per consumare il primo pasto dopo il digiuno sono stati spediti all’altro mondo cosparsi di sangue … solo perché “cristiani”. La verità è che né l’uccisore né gli uccisori sono i soli ad avere premuto il grilletto delle armi che hanno ucciso otto nostri fratelli copti. Di fatto hanno partecipato a questo delitto ripugnante e atroce tutti quei religiosi islamici che hanno predicato, diffuso o scritto sui copti che i copti sono dei dhimmi, appartenenti a una categoria inferiore rispetto ai musulmani della loro stessa patria. Ma perché mai uso il termine “patria” (watan) quando quelle persone non conoscono il significato del termine patria?! Costoro parlano solo di un’entità gelatinosa e immaginaria che si chiama umma! Tra costoro c’è il membro del Consiglio superiore per gli affari islamici che settimane fa ha pubblicato un libro pieno di veleno e discriminazione da potere generare migliaia di persone disposte a uccidere i copti. Ciononostante il nostro stato continua a dargli ampio spazio sui principali giornali egiziani di modo che il suo veleno possa raggiungere il maggior numero possibile di egiziani. Ha partecipato alla strage della notte di Natale a Naga Hammadi ogni persona che in seno al nostro debole stato ha consentito ai religiosi di influenzare l’opinione pubblica in ogni discorso che pronunciano in luoghi che non hanno alcun rapporto con la religione. Se solo quelle voci venissero messe a tacere e fossero costrette a lasciare le questioni che non riguardano la religione agli esperti, ai medici, agli ingegneri, agli studiosi, ai professori di diritto, di psicologia e sociologia … i nostri fratelli che sono stati uccisi la notte scorsa sarebbero ancora vivi perché la mente di chi li ha uccisi non sarebbe stata ricolma di veleno né le loro anime sarebbero state deviate da discorsi degni degli uomini del Medioevo, discorsi che non hanno alcuna attinenza con il sapere, con la rinascita intellettuale che abbiamo vissuto agli inizi del Novecento. Ha partecipato a quell’atroce delitto anche chi ha permesso che nella nostra società si perpetuasse per decenni la farsa dei tribunali che condannano di apostasia facendoci ritornare al medioevo. Ha partecipato al delitto di ieri anche chi non si è mostrato determinato a porre fine a questioni di poca importanza come la legge sugli interessi bancari, la donazione degli organi e il richiamo unico alla preghiera … poiché gli esperti di scienze dell’amministrazione conoscono bene gli effetti disastrosi della diffusione di certi sentimenti in qualsiasi ordinamento, associazione, società che è governata da persone tutt’altro che serie, tutt’altro che determinate. Ha partecipato all’atroce delitto della notte di Natale quella guida della massima istituzione religiosa egiziana quando ha dibattuto della virtù del bere l’orina del Profeta, quando un suo collega ha parlato della liceità di sposare una bambina di nove anni, quando un altro suo collega ha parlato dell’allattamento di un adulto da parte di una donna affinché possano condividere lo stesso ufficio. Ha partecipato alla strage chi ha deciso di pubblicare relazioni redatte da quei ciarlatani e che meritavano di essere messe a tacere. Se ci fosse stata una sola persona che avesse detto che alle istituzioni religiose non spetta decidere degli interessi bancari, della donazione degli organi e che ai religiosi spetta di deliberare solo sulle questioni religiose allora non saremmo arrivati a questo punto! Ha partecipato alla strage chi è rimasto indifferente al rapporto del dottor Gamal al-‘Utayfi, pubblicato 35 anni fa, sull’attacco ai copti di Damietta. Ha partecipato al delitto ogni scrittore, ogni giornalista che ha minimizzato l’atrocità, la viltà di decine di eventi simili a quello di Naga Hammadi, descrivendoli semplicemente come “casi isolati”. Ha partecipato a questo delitto chi ha costretto i copti in decine di occasioni come quella della notte di Natale a una pace formale e a mentire spudoratamente davanti alle telecamere. I fatti di Naga Hammadi sono il risultato naturale di una pessima gestione che fa che sì che questa strage non sarà l’ultima del genere poiché tutto ciò potrà essere fermato solo con misure ferme nei confronti dei nemici dei nostri fratelli e compatrioti egiziani. Sì, perché loro non sono certo nostri prigionieri a partire dalla conquista islamica dell’Egitto! Bisogna agire, bisogna sanare la situazione e l’amministrazione deve mostrarsi determinata e mettersi al servizio di quel che tutti noi chiamiamo Egitto.
(traduzione dall'arabo di Valentina Colombo)

mercoledì 2 dicembre 2009

UDC: Opedale vecchio;Universitè per rilancio del centro

L'Udc favorevole ad un'ipotesi di insediare l’Università al posto dell’attuale ospedale

pratoblog.it

Prato, 1 dicembre 2009 - «Si accende il dibattito in città sull'area dell'Ospedale. L'Udc, conformemente al proprio programma elettorale, resta favorevole ad un'ipotesi di insediare l’Università al posto dell’attuale Ospedale, così come emerso in questi giorni anche sulla stampa cittadina. L’area dell’attuale Ospedale, accogliendo un serio investimento in cultura, un polo universitario ben strutturato ed organico alla città, può essere l’occasione di una profonda riqualificazione del centro storico cittadino, ma anche un decisivo investimento per il futuro di Prato e del suo territorio.
Certo, per il centro storico di Prato l’occasione non andrebbe persa se si pensa che l’università diventerebbe il motore di una riqualificazione urbana e lo stimolo per un vero e proprio "parco" all’interno delle mura cittadine: un investimento ed uno stimolo ad un’integrazione sociale di alto livello, anziché di semplice ed unica manovalanza.
Una reale presenza dell’Università a Prato e una forte spinta all’accoglienza straniera qualificata sono passi decisivi verso la rigenerazione strategica di Prato e il suo territorio; per questo buona parte degli attuali volumi, messi disposizione dall’Ospedale, andrebbero recuperati per un moderno Social Housing Sostenibile in funzione dell’ospitalità temporanea di studenti e di ricercatori universitari qualificati, sia essi italiani che stranieri, mentre il nuovo Polo Universitario dovrebbe chiudere partnership con le migliori università dei paesi stranieri delle comunità più significative presenti a Prato (recuperando anche il vero ruolo del Creaf).
Francesco Querci, Consigliere Provinciale Udc».

lunedì 20 ottobre 2008

"agevolazioni per la cultura" (università)


Le università possono rientrare tra i soggetti beneficiari delle erogazioni liberali agevolate ai sensi dell’art. 100, comma 2, lettera a), TUIR, in base al quale sono deducibili dal reddito d’impresa le erogazioni liberali fatte a favore di persone giuridiche che perseguono esclusivamente finalità di istruzione o di ricerca scientifica, per un ammontare complessivamente non superiore al 2% del reddito d’impresa dichiarato.
Le erogazioni liberali previste dalla norma citata sono deducibili se il beneficiario:

  • ha personalità giuridica;
  • persegue esclusivamente una o più finalità fra quelle di educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria, culto e ricerca scientifica.

Con particolare riguardo al secondo requisito, i beneficiari delle erogazioni liberali non possono, quindi, perseguire finalità diverse da quelle espressamente previste dalla norma stessa.
La delimitazione dei destinatari delle erogazioni liberali sulla base delle finalità perseguite non preclude che l’ente beneficiario possa porre in essere eventuali attività che si qualificano, sotto il profilo fiscale, come attività commerciali, sempre che si tratti di attività non particolarmente significative, svolte in diretta attuazione delle finalità indicate dalla medesima disposizione agevolativa e che non siano tali da assumere rilevanza autonoma, realizzando finalità ulteriori rispetto a quelle indicate dalla norma.(Risoluzione Agenzia delle Entrate 17/10/2008, n. 386/E)

francesco querci

venerdì 4 luglio 2008

"La Deriva" al Caffè delle Logge" stasera

Lo scrittore e giornalista del Corriere della Sera Sergio Rizzo autore insieme a Gian Antonio Stella del bestseller 2007 "La Casta" con oltre un milione e trecentomila copie vendute sarà questa settimana a Prato per presentare il seguito di quel libro, scritto ancora con Gian Antonio Stella, e intitolato "La Deriva- perchè l'Italia rischia il naufragio"

Sergio Rizzo presenterà il volume:
"LA DERIVA- perchè l'Italia rischia il naufragio"

VENERDI' 4 LUGLIO ALLE ORE 18
presso il Caffè Le Logge in piazza del Comune

organizza l'assoziazione "Osservatorio provinciale sulla Spesa Pubblica"

La Deriva, di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo
...306 pagine dove, non lesinando impietosi confronti con paesi in crescita come la Spagna, gli autori presentano un panorama da fine impero: gli incredibili ritardi nel costruire le infrastrutture; la legislazione cervellotica e sovrabbondante; le ben note ottusità sindacali applicate ad un sistema pensionistico che lascerà le nuove generazioni nella cacca; uno Stato che affida alla Protezione Civile anche il restauro del David di Donatello; ordini professionali il cui compito principale è difendersi dal "pericolo" dei giovani professionisti; le mille corporazioni difese da presunti liberali e liberisti, in controtendenza con quanto avviene in tutta la UE; i progetti di treni veloci con fermate ogni 10 chilometri; i tanti commissari nominati per gestire le non-emergenze, appaltati dai partiti e pagati profumatamente...

giovedì 24 aprile 2008

CROCEVIA

Incontri al Crocevia
Pomeriggio di venerdì 9 maggio 2008
Cappellone del Chiostro di San Domenico dalle ore 15:30 alle 19:30

Generazioni tra i tempi
Giovani ed Educatori nella Città delle Culture

Prima parte
Contemporaneamente giovani
Saluto di F. Boretti, Co-Direttore della rivista “Crocevia”
G. De Lorenzo: “L’approccio pedagogico alle nuove generazioni: profilo clinico o profilo etico?”
D. Biccari: “Quale futuro per la scuola nella città delle culture?
L. Lenzi: “Giovani e sessualità”
A. Pagli: “Formare i formatori. Docenti ed educatori per una scuola del futuro” Rappresentante della consulta studentesca: “La scuola vista dall’altra parte della cattedra”…
Moderatore: F. Coralli
Seconda parte
Tra scuola, università e pastorale
Tavola rotonda aperta al contributo delle associazioni
e dei partecipanti
CESVOT / Accademia dei ponti / AGESCI / Azione Cattolica / Comunione e Liberazione / Comunità Nuovi Orizzonti / Comunità Ricostruire / FSE / FUCI / Consulta di Pastorale Giovanile
Conclusioni: G. De Lorenzo

martedì 6 novembre 2007

Programma Corso C. S. C. - 6/11/07 il primo inc.

per ingrandire clicca sul volantino del programma :

Corso di educazione alimentare

segnaliamo in Circoscrizione:

Migliorare il nostro rapporto con il cibo

La commissione Affari sociali organizza un corso per orientare al meglio il nostro rapporto con il cibo. L'importanza di una sana alimentazione è un fattore necessario per il raggiungimento di un buon equilibrio psicofisico. L'attenzione sempre crescente per il peso e la forma fisica che caratterizza la nostra società convive con l'aumento di obesità e sovrappeso in tutte le fasce d'età.

Obiettivi

Lo scopo di questi incontri sarà fare chiarezza sui principi basilari di una sana alimentazione sia per migliorare il nostro rapporto con il cibo. Dobbiamo cercare di abbandonare il concetto di "dieta rigida" per passare a quello di "educazione alimentare". Per fare questo ci porremo diversi obiettivi:chiarire la differenza tra dieta ed equilibrio alimentare;

  • imparare i principi di base di una sana alimentazione;
  • eleborare una corretta giornata alimentare;
  • approfondire il rapporto tra alimentazione, movimento e benessere psicofisico;
  • orientarsi nel marketing pubblicitario relativo all'alimentazione;
  • essere consapevoli delle conseguenze di diete sbilanciate;

Dove e quando

Il corso si svolgerà presso il Centro civico della Circoscrizione, in via dell'Accademia.
Ci sarannno 6 incontri, il giovedì, dall'8 novembre al 13 dicembre con orario 21.00-22.30.

Iscrizioni

Il corso è gratuito.
Per le iscrizioni telefonare direttamente alla docente del corso, la Dottoressa Stefania Mancini, al numero: 347 6556830.

giovedì 18 ottobre 2007

il nontro BLOG in TV

DICONO DI NOI, da "TOSCANATV" [telegiornale ediz. serale]

Un blog per tenere alta l'attenzione sulle problematiche del centro"18/10/2007 - Un luogo dove scambiarsi informazioni e commenti, ma anche dove mettere in evidenza le criticita' della citta' e le interrogazioni piu' importanti.
Insomma un modo in piu' per fare vedere cosa succede nella circoscrizione Prato Centro. E' questo lo spirito che anima il sito www.quartierepratocentro.blogspot.com, realizzato dalle forze politiche di centrodestra, che stanno all'opposizione. Il blog e' curato in particolare da Sergio Toccafondi di Forza Italia e Francesco Querci dell'Udc, con la collaborazione di Matteo Cocci di An. Sono una cinquantina i visitatori fidelizzati di media al giorno, per oltre 10 mila pagine visualizzate dall'inizio dell'anno, con un 30% di nuovi accessi al mese. Nel blog vengono inseriti interventi di cittadini su questioni di attualita', articoli degli stessi consiglieri e segnalati gli argomenti principali che sono oggetto delle loro interrogazioni in circoscrizione. Per fare alcuni esempi nel tempo sono stati denunciati attraverso il blog il degrado del Serraglio, la situazione della scarsa sicurezza in via Marengo, la droga e lo spaccio al Bastione delle Forche. Sono stati aperti spazi su piazza Mercatale, la sicurezza, l'immigrazione. Il sito e' stato pensato insomma come uno strumento in piu' per coinvolgere i cittadini sulle problematiche e le tematiche di loro interesse, affinche' il confronto non si esaurisca tra mura della circoscrizione." [Toscanatv]

martedì 2 ottobre 2007

6/10/2007: Convegno in San Domenico

si ricorda:

DIOCESI DI PRATO

Convegno in preparazione alla XLV Settimana Sociale dei Cattolici di Pistoia/Pisa
Sabato 6 ottobre 2007 / ore 08:00 – 13:00 Chiostro di S. Domenico
La crescita di una Comunità in una Società “Irreversibile”:
Quale città vogliamo coltivare?
La mattinata avrà come relatore il Prof. De Marco dell’Università di Firenze, si concluderà con un documento da inviare alla Settimana Sociale ed avrà la presenza di vari esponenti del mondo cittadino pratese che discuteranno e si confronteranno sul tema della società “irreversibile”.

BASTIONE FORCHE - CONSIGLIO

Risposta all'interrogazione.

Sul recupero e sulla sistemazioni in sicurezza del bastione delle forche, a seguito di interrogazione, la Presidente legge la risposta inviata dalla Commissione Urbanistica Fabrizio Cecconi secondo cui
  1. • esiste un progetto preliminare del 2005 per il restauro dell'immobile per pubblico e struttura recettizia. Il bando all'interno del Fin. Projet è andato deserto.
  2. • Lo sprofondamento del bastione risale al momento della sua edificazione, non vi sono pericoli di cedimento.
  3. • Il bene cmq è comunque sotto il vincolo della sopraintendenza.
E' stata richiesta alla Presidente del Consiglio la documentazione tecnico-geologica per appofondire la questione.
(francesco querci cons.)

venerdì 28 settembre 2007

Bastione delle Forche e Difensore Civico in Consiglio

In Consiglio si segnala l'interrogazione sul BASTIONE delle FORCHE e la RIFORMA dello STATUTO COMUNALE sul DIFENSORE CIVICO

•Il "Bastione delle Forche" e la sua sorte, è oggetto di un'interrogazione presentata dall'opposizione su sollecitazione dei cittadini che lamentano la mancanza di manutenzione, di recupero assieme ad elementi legati alla pubblica sicurezza.
Ultimamente alla cronaca non solo per vicende legate alla cronaca (droga), ma anche per il suo (mancato) inserimento nei progetti di recupero anche in sede della realizzazione dei posteggi in centro storico.
L'attenzione resta alta anche per le "voci" circa la possibilità di farvi un albergo, mentre i Comitati cittadini già hanno espresso il loro eventuale parere negativo, intendendo il bastione patrimonio di tutti e che deve essere reso alla città.

•La proposta di modifica dello statuto sul "Difensore Civico" sostanzialmente si caratterizza per togliere alla Commissione comunale Affari istituzionali la scelta dei candidati, nonchè per avere tolto il requisito della laurea in legge, bastando una comprovata esperienza in materia di diritto e di difesa dei diritti.
Il segretario comunale vaglierà la presenza di questi requisiti.
Certamente tale proposta giunta dopo le forti discussioni per la nuova elezione, crea molti dubbi e sicuramente non soddisfa la scelta di eliminare il requisito della laurea unico certo elemento di idoneità non rimessa alla mera discrezione di terzi.





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